Il 31 gennaio 2018, tre cittadini napoletani – Raffaele Russo, suo figlio Antonio Russo e il nipote Vincenzo Cimmino – sono scomparsi a Tecalitlán, nello Stato di Jalisco, in Messico. La vicenda, che ha destato profonda preoccupazione, rimane tuttora irrisolta e le autorità messicane continuano a fornire risposte ritenute incomplete. L'avvocato Claudio Falleti, legale che rappresenta le famiglie dei tre uomini, ha denunciato apertamente le reticenze e la mancanza di trasparenza nelle indagini, specialmente per quanto concerne i presunti legami tra le forze di polizia locali e il crimine organizzato.

La situazione è stata portata all'attenzione del Comitato per le Sparizioni Forzate dell’Onu, che ha sollecitato chiarimenti urgenti. Tuttavia, le risposte delle istituzioni messicane sono state giudicate ancora insufficienti. L'avvocato Falleti ha evidenziato come diversi ordini di cattura, emessi nei confronti di alcune persone coinvolte nella sparizione, non siano stati eseguiti. Le indagini, a suo dire, risultano parziali, in particolare per quanto riguarda l'approfondimento dei rapporti tra membri delle istituzioni e i narcos. Il legale ha tempo fino al 3 agosto per presentare le osservazioni ufficiali alle Nazioni Unite, mentre le famiglie delle persone scomparse reiterano con forza la loro richiesta di giustizia, verità e risposte concrete.

Il processo e le condanne

Sul fronte giudiziario, un importante sviluppo si è avuto nell'aprile 2021, quando a Jalisco si è celebrato un processo. Questo si è concluso con la condanna a 50 anni di reclusione per tre agenti della polizia locale, riconosciuti colpevoli in relazione alla sparizione. Un dettaglio cruciale emerso durante il dibattimento riguarda la figura di Lidia Guadalupe, la quarta imputata, che è riuscita a fuggire durante una pausa del processo e risulta tuttora latitante. Era stata proprio Lidia Guadalupe a ricevere una telefonata da Francesco Russo, fratello di uno degli scomparsi, confermando che i tre erano stati prelevati dalle forze dell’ordine, un elemento che ha rafforzato i sospetti sul coinvolgimento istituzionale.

In Italia, parallelamente, è stata presentata alla Camera dei Deputati una proposta di legge mirata all'introduzione del “Fascicolo delle Persone Scomparse”. Questo strumento giuridico è concepito per colmare le lacune operative che spesso emergono nelle prime, cruciali fasi delle ricerche, fornendo un supporto più strutturato alle indagini.

Il contesto della scomparsa

La drammatica sparizione dei tre cittadini napoletani è avvenuta dopo che erano stati presi in custodia dalla polizia locale di Tecalitlán, una città situata a circa 50 minuti da Ciudad Guzmán. Da quel 31 gennaio 2018, ogni traccia di loro è svanita. Le indagini successive hanno portato all'identificazione di 33 poliziotti indagati, ma nonostante ciò, Raffaele, Antonio e Vincenzo rimangono ancora dispersi.

Il sospetto più inquietante, e ampiamente diffuso, è che i tre siano stati "venduti" dalla polizia messicana a organizzazioni criminali locali. Le ragioni precise di questo presunto atto non sono state ancora chiarite, alimentando ulteriormente il mistero e il dolore delle famiglie.

Le famiglie delle persone scomparse continuano a mantenere alta l’attenzione sulla vicenda, appellandosi alle autorità italiane e internazionali affinché venga fatta piena luce sull’accaduto e sia garantito il rispetto dei diritti delle vittime e dei loro familiari, in una ricerca incessante di verità e giustizia.