Dal primo agosto 2026 entrano in vigore le nuove tariffe per i titoli di viaggio di Autolinee Toscane, riguardanti bus e tramvia in tutta la regione. Il biglietto ordinario urbano nei capoluoghi passa da 1,70 a 2,00 euro; il biglietto urbano maggiore sale da 1,30 a 1,50 euro. Gli sms ticket urbani aumentano da 2,00 a 2,40 euro più il costo dell’operatore; l’abbonamento mensile ordinario da 38,70 a 42,40 euro; il carnet 10 viaggi urbano da 15,50 a 18,20 euro.
Aumenti e validità titoli
Per quanto riguarda le linee extraurbane, il biglietto per tratte fino a 10 km passa da 1,70 a 2,00 euro, per tratte tra 10 e 20 km da 2,90 a 3,40 euro.
I carnet 4 corse aumentano: fino a 10 km da 6,00 a 7,10 euro; 10–20 km da 10,40 a 12,20 euro. Gli abbonamenti settimanali salgono da 14,70 a 16,00 euro (fino a 10 km) e da 19,00 a 20,70 euro (10–20 km); i mensili ordinari da 39,80 a 43,40 euro (fino a 10 km) e da 51,40 a 56,00 euro (10–20 km). I titoli acquistati entro il 31 luglio saranno validi fino al 31 gennaio 2027; restano invariati gli abbonamenti trimestrali e annuali, gli abbonamenti studenti (annuali e dieci mesi), i titoli agevolati Isee e quelli previsti dalla legge regionale 100.
Motivazioni e reazioni ai rincari
La Regione Toscana ha approvato il ritocco delle tariffe per far fronte all’aumento dei costi, in particolare quelli energetici e dei carburanti.
Il biglietto singolo registra un incremento di circa il 15%. La misura è considerata indispensabile per garantire la sostenibilità del servizio e si inserisce in un contesto di investimenti già destinati al trasporto pubblico locale.
La decisione ha suscitato critiche da parte di amministratori locali e sindacati. L’assessore alla mobilità del Comune di Firenze, Andrea Giorgio, ha definito “inaccettabili” gli aumenti sugli abbonamenti, chiedendo soluzioni alternative. Anche Anci Toscana e diversi sindaci, tra cui il sindaco di Prato, Matteo Biffoni, hanno espresso perplessità e richiesto un confronto urgente. I sindacati Cgil e Filt hanno chiesto maggiori tutele per pendolari e utenti abituali, mentre Fit Cisl ha definito la misura “socialmente ingiusta”, proponendo di coprire i maggiori costi con risorse pubbliche. Il confronto tra Regione, enti locali e parti sociali rimane aperto.