È stato arrestato a Ortona, nel Chietino, un uomo di 57 anni, latitante dal 2015 e ricercato per scontare una pena residua di 19 anni. L'operazione è stata condotta dai carabinieri del comando provinciale di Milano, in collaborazione con i Nuclei investigativi di Teramo e Chieti. Le condanne a suo carico riguardano gravi reati commessi tra il 1990 e il 2010, tra cui rapina aggravata, sequestro di persona, porto abusivo di armi e spaccio di sostanze stupefacenti.
L'arresto è avvenuto la mattina del 10 luglio 2026, grazie a un mandato di arresto europeo emesso dalla Procura di Bologna.
L'uomo, originario della provincia di Catania, aveva eluso la giustizia per anni, utilizzando una falsa identità con documenti contraffatti intestati a un cittadino italiano deceduto.
Indagine complessa e cooperazione internazionale
L'indagine, condotta dalla 4a sezione del Nucleo investigativo di Milano, è stata complessa. Le tracce del ricercato erano state individuate in Germania e poi in Spagna. Qui, la collaborazione con il "Grupo localización fugitivos" della Polizia nazionale di Barcellona è stata cruciale per ricostruire i suoi movimenti e monitorarne le attività.
La cooperazione internazionale tra le forze di polizia italiane e straniere è stata decisiva per l'individuazione e l'arresto dell'uomo, che si trovava temporaneamente in Italia.
Oltre alla pena residua, il 57enne dovrà rispondere anche del possesso dei documenti falsificati.
Il ruolo dei carabinieri e il mandato europeo
Il mandato di arresto europeo della Procura di Bologna ha rappresentato lo strumento giuridico che ha consentito la cattura del latitante anche fuori dai confini nazionali. I carabinieri del comando provinciale di Milano, con i colleghi delle province abruzzesi, hanno seguito le tracce del ricercato in diversi Paesi europei, sfruttando la cooperazione con le autorità di polizia estere per monitorare gli spostamenti e organizzare l'arresto.
Rintracciato a Ortona, l'uomo è stato condotto in una struttura di detenzione. Rimane a disposizione dell'autorità giudiziaria per l'esecuzione della pena e per le contestazioni relative all'utilizzo dei documenti falsificati, chiudendo così una latitanza durata undici anni.