Si è concluso con una sentenza di piena assoluzione il processo a carico di Elena Tuniz, l'insegnante friulana finita sul banco degli imputati a seguito di un incidente stradale avvenuto a inizio gennaio 2025. Il Tribunale di Udine, nella mattinata di lunedì 6 luglio 2026, ha pronunciato la formula «perché il fatto non sussiste», cancellando lo spettro di una condanna che poteva arrivare fino a due anni di reclusione e una sanzione pecuniaria di 12 mila euro.
La vicenda giudiziaria aveva preso avvio dopo che gli accertamenti ospedalieri, seguiti al sinistro, avevano rilevato una positività al Thc, il principio attivo della cannabis.
In applicazione delle nuove e stringenti norme del Codice della strada, alla donna era stata immediatamente ritirata la patente ed era stato avviato il procedimento penale. Tuttavia, la ricostruzione dei fatti ha evidenziato un dettaglio cruciale: al momento dell'incidente, la professoressa aveva accusato un malore, successivamente identificato come una crisi epilettica, che le aveva fatto perdere conoscenza e il controllo del veicolo. Il giudice ha riconosciuto che la perdita di controllo era imputabile esclusivamente alla crisi epilettica e non a uno stato di alterazione psicofisica dovuto a stupefacenti, elemento determinante per la pronuncia di assoluzione.
Le ripercussioni personali e il precedente giuridico
La sentenza odierna rappresenta un precedente giurisprudenziale importantissimo per l'applicazione delle nuove normative stradali a livello nazionale. La legge attuale, infatti, prevede che la semplice presenza di tracce di Thc nei test biologici faccia scattare in automatico il reato e il ritiro della patente, a prescindere dall'effettivo stato di alterazione del conducente. Nel caso specifico di Elena Tuniz, la difesa, curata dall'avvocato Raffaele Minieri, è riuscita a dimostrare l'innocenza della sua assistita già nel corso della primissima udienza dibattimentale.
L'incubo giudiziario, seppur concluso con l'assoluzione, ha comportato mesi di sacrifici personali e professionali per la donna.
Il ritiro immediato e preventivo della patente le aveva stravolto la quotidianità, costringendola a lasciare il proprio posto di lavoro a tempo indeterminato, non potendo raggiungere autonomamente l'istituto scolastico in cui prestava servizio. Questa situazione ha generato non solo una perdita occupazionale, ma anche una significativa instabilità economica.
La protesta e il dibattito sulla legge
Il caso, divenuto un simbolo delle critiche ai meccanismi punitivi del nuovo Codice della strada, ha richiamato una forte attenzione pubblica. In concomitanza con l'udienza, l'associazione Meglio Legale ha organizzato un presidio di solidarietà e di protesta davanti al Tribunale di Udine. I manifestanti hanno esposto cartelli per ribadire la vicinanza alla donna e contestare la norma attuale, giudicata cieca e slegata dalla reale verifica della capacità di guida, dal momento che la positività al Thc può persistere nei test biologici anche per settimane successive all'eventuale consumo.
Al flash-mob di supporto a Elena Tuniz hanno preso parte attiva anche diversi esponenti della politica locale, tra cui la consigliera regionale Giulia Massolino e i consiglieri comunali udinesi Andrea Di Lenardo e Chiara Gallo. Tutti hanno espresso grande soddisfazione per l'esito della sentenza, richiesta dalla stessa pm, e hanno ribadito la loro convinzione che «queste norme nazionali producono solo storture e paradossi evidenti», sollecitando un intervento sui fattori che determinano davvero la violenza sulle strade, anziché inseguire «misure ideologiche nei fatti inapplicabili».