Nove cadaveri di migranti sono stati recuperati in mare tra il 29 e il 30 luglio 2026, vittime di un tentativo disperato di raggiungere a nuoto l'enclave spagnola di Ceuta partendo dalle vicine coste marocchine. Le operazioni di recupero, condotte congiuntamente dalla Guardia Civil e dal Soccorso Marittimo spagnolo, hanno portato al ritrovamento di sette corpi nelle ultime ore e di altri due già il giorno precedente.
Una organizzazione non governativa ha segnalato che almeno una ventina di persone risultano disperse in seguito al medesimo tentativo di attraversamento.
Con questi recenti decessi, il bilancio delle vittime nella traversata verso Ceuta negli ultimi dodici mesi sale a circa settanta persone annegate, evidenziando la crescente pericolosità di questa rotta.
I corpi sono stati rinvenuti nelle acque che separano il Marocco dall’enclave spagnola, una delle rotte migratorie più insidiose della regione. Le autorità non hanno fornito ulteriori dettagli sull’identità delle vittime o sulle circostanze specifiche che hanno portato a questa ennesima tragedia.
Aumento della mortalità sulle rotte migratorie
La tragedia di Ceuta si inserisce in un contesto più ampio di crescente mortalità sulle rotte migratorie verso la Spagna. Nei primi cinque mesi del 2026, un totale di 1.317 persone hanno perso la vita tentando di raggiungere le coste spagnole.
Questi dati, che delineano un quadro allarmante, rivelano la gravità della situazione.
In particolare, la rotta dello Stretto di Gibilterra, che comprende anche i tentativi di attraversamento a nuoto verso Ceuta, ha registrato un aumento significativo delle vittime. I decessi su questa specifica tratta sono passati da 52 a 99 nei primi cinque mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, un raddoppio che sottolinea l'aggravarsi dei rischi.
Diversi fattori contribuiscono all'incremento della mortalità lungo queste rotte. Tra i principali si annoverano la scarsità di risorse per ricerca e soccorso, l'applicazione di criteri discrezionali nell'attivazione dei salvataggi, un coordinamento insufficiente tra i paesi coinvolti e le condizioni estreme affrontate dai migranti, spesso su mezzi precari e in grave pericolo.