L’udienza in Cassazione per Giampaolo Amato è stata fissata al 19 novembre 2026, e si terrà davanti alla prima sezione penale. Il sessantaseienne Giampaolo Amato, noto ex medico sociale della Virtus e stimato oftalmologo bolognese, è stato condannato all’ergastolo a Bologna per gli omicidi della moglie, Isabella Linsalata, e della suocera, Giulia Tateo. Secondo l’accusa, e quanto stabilito dalle sentenze di merito, le due morti sarebbero state provocate dall’somministrazione di un letale mix di farmaci, specificamente Sevoflurano e Midazolam.

Il procedimento giudiziario riguarda due decessi avvenuti nell’ottobre del 2021.

La prima vittima, Giulia Tateo, di 87 anni, fu trovata senza vita il 9 ottobre 2021. Successivamente, la ginecologa Isabella Linsalata, di 62 anni, morì nella notte tra il 30 e il 31 ottobre 2021. Per l’accusa, e come sostenuto dalle sentenze di primo e secondo grado, la morte della suocera avrebbe rappresentato una sorta di prova generale, un tragico preludio a quella della moglie.

La condanna e la posizione dell’imputato

Giampaolo Amato si trova in carcere dall’aprile 2023, a seguito dell’arresto eseguito dai carabinieri, e da allora si è sempre dichiarato innocente. Nel corso del processo di secondo grado, la Corte d’assise d’appello ha confermato la condanna all’ergastolo. Prima della pronuncia del verdetto d’appello, l’imputato ha rilasciato dichiarazioni spontanee in aula, ribadendo con forza la sua posizione: “sono innocente, non smetterò mai di gridarlo, per me e per i miei figli, per la verità senza la quale non c’è giustizia”.

Nel giudizio d’appello, la difesa di Amato ha contestato fermamente la ricostruzione accusatoria, chiedendo l’assoluzione. La linea difensiva si è basata sulla presunta mancanza di un movente e sull’assenza di prove evidenti a carico dell’imputato per i delitti contestati. La Procura generale aveva invece richiesto la conferma dell’ergastolo, una richiesta alla quale si erano uniti gli avvocati di parte civile, Maurizio Merlini e Francesca Stortoni. Dopo la sentenza d’appello, la difesa aveva già anticipato l’intenzione di presentare ricorso in Cassazione, una volta depositate le motivazioni.

I moventi indicati in appello

Nella sentenza d’appello, i giudici hanno indicato moventi definiti come egoistici.

La ricostruzione accolta in appello ha collegato il movente, da un lato, alla volontà di Giampaolo Amato di vivere liberamente la relazione con un’altra donna, più giovane. Dall’altro, sono state menzionate ragioni economiche, con specifico riferimento alle proprietà della moglie. Il provvedimento ha descritto gli atti come omicidio reiterato, “dettato esclusivamente da motivazioni egoistiche, che delineano un tratto di personalità privo di scrupoli”.