Aurora Striparo, 17enne di Scandiano (Reggio Emilia), ha scelto di condividere la sua esperienza di isolamento sociale volontario, un fenomeno noto come hikikomori, attraverso un docufilm. La giovane, appassionata di lettura, scrittura e tifosa di tennis e di Jannik Sinner, ha aperto le porte della sua cameretta a una telecamera con l'obiettivo di abbattere stereotipi e pregiudizi legati a questa condizione.

Il progetto cinematografico, sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna, dal Comune di Scandiano e in collaborazione con il Policlinico di Sant'Orsola di Bologna, è previsto in anteprima nella primavera del 2027 a Reggio Emilia.

Il regista, il giornalista Stefano Ferrari, ha evidenziato come il docufilm ponga al centro il tema dell'isolamento sociale tra gli adolescenti, una realtà in crescita in Italia ma ancora poco discussa.

Il percorso di Aurora: dalla solitudine alla consapevolezza

Secondo Roberta Buffagni, madre di Aurora, la partecipazione al docufilm rappresenta un significativo passo avanti per la figlia, che ha iniziato il suo ritiro dalla vita sociale dalla seconda media. Nonostante la quotidianità di Aurora rimanga legata alla casa, la giovane ha trovato il coraggio di uscire per ritirare un premio al Salone del Libro di Torino. Lì, ha vinto il concorso “Adotta l’orso” con una prosa autobiografica che descrive la sua esperienza di hikikomori.

La madre ha raccontato: "Dopo il premio a Torino Aurora è tornata nella sua bolla e la sua quotidianità non è cambiata, vive sempre chiusa in casa". Tuttavia, la vittoria e le prime interviste hanno generato in lei un senso di maggiore libertà e sollievo, alimentando la speranza che la sua testimonianza possa essere d'aiuto ad altri ragazzi e famiglie che si sentono soli.

Il Comune di Scandiano ha voluto tributare un ulteriore riconoscimento ad Aurora, premiandola nella sala “Bruno Casini” alla presenza del sindaco Matteo Nasciuti, di docenti e della rete socio-sanitaria che la supporta. Aurora, studentessa dell’Istituto Galvani-Iodi, ha espresso con lucidità: "Questo è un piccolo traguardo, però non mi sento ancora di aver vinto niente.

Quello che forse ho vinto, è più la consapevolezza su quello che provo". Ha inoltre sottolineato l'importanza di ascoltare senza giudicare, evidenziando come spesso il fenomeno dell'hikikomori venga percepito come astratto o sminuito. Per lei, la scrittura è diventata una vera ancora di salvezza, in particolare con una lettera indirizzata a sé stessa nel futuro.

Il docufilm: un ponte verso la comprensione

Il regista Stefano Ferrari ha annunciato che il prossimo obiettivo è portare la discussione sul ritiro sociale direttamente nelle scuole, per promuovere una maggiore comprensione delle diverse sfaccettature di ogni storia di isolamento. "Aurora è una ragazza molto intelligente e riservata, abbiamo deciso di fare qualcosa per parlare di questo tema, del ritiro sociale, partendo proprio dalla sua storia", ha spiegato Ferrari.

La madre di Aurora ha ribadito che "accettare le riprese del docufilm per lei è stata una piccola ma significativa apertura: anche se la sofferenza resta, sapere che la propria voce può aiutare altri ragazzi e altre famiglie a non sentirsi soli le dà forza".

Il progetto mira anche a sensibilizzare le istituzioni scolastiche affinché si dotino di strumenti adeguati per intercettare e gestire il disagio legato all’isolamento sociale volontario. Giulia Ferretti della cooperativa sociale Base di Scandiano ha riconosciuto la capacità di Aurora di trasformare un'esperienza profondamente personale in un contributo prezioso per la comunità, offrendo una prospettiva interna sul fenomeno hikikomori. La storia di Aurora, che si distingue per l'assenza di dipendenze da dispositivi tecnologici, evidenzia come la scrittura e la condivisione possano fungere da potenti strumenti di consapevolezza e supporto per chi vive l'isolamento.