A quasi tre anni dalla tragica notte tra il 30 e il 31 agosto 2023, quando l'incidente ferroviario di Brandizzo costò la vita a cinque operai, nuovi avvisi di garanzia sono stati notificati a dirigenti di Rete Ferroviaria Italiana (RFI). Le indagini ipotizzano che, dalla data della strage, le procedure di sicurezza non siano mai state modificate e che non siano stati adottati accorgimenti efficaci per prevenire gli errori umani, ritenuti la causa del disastro.

Già nel 2023, era stata avanzata la richiesta di una revisione del documento di valutazione del rischio, il quale stabilisce l'impossibilità di operare sui binari senza una preventiva interruzione della circolazione ferroviaria.

Tuttavia, è emerso che, nella prassi operativa, tale norma non sarebbe stata rispettata. Esperti del settore sottolineano la necessità di introdurre nuove e più stringenti misure di sicurezza. In merito alle segnalazioni ricevute, RFI ha formalmente comunicato di aver interloquito con Spresal, fornendo riscontro ufficiale e ribadendo la propria posizione nell'ottica di una massima collaborazione con tutte le autorità competenti.

Le indagini e l'ipotesi della strategia difensiva

La scelta di RFI di non apportare modifiche alle procedure operative potrebbe essere, secondo le ipotesi investigative, parte di una strategia difensiva. Questa strategia mirerebbe ad attribuire le responsabilità della strage al funzionario presente sui binari al momento dell'incidente e ai dirigenti della ditta in subappalto.

Il percorso giudiziario proseguirà con l'udienza preliminare, fissata per il 30 settembre, che si terrà presso il Palazzo di giustizia di Ivrea, in provincia di Torino. Il procedimento vede coinvolti ventuno imputati individuali, ai quali si aggiungono, in qualità di persone giuridiche, la stessa RFI e le società Sigiferr e Clf.

La discrepanza tra norme e prassi operativa

Il documento di valutazione del rischio costituisce uno strumento cardine per la garanzia della sicurezza nei contesti lavorativi ferroviari. Questo documento è progettato per definire con chiarezza le condizioni sotto le quali è consentito svolgere attività sui binari, prevedendo esplicitamente la sospensione della circolazione dei treni come condizione imprescindibile per tutelare l'incolumità degli operatori.

Ciononostante, le indagini hanno evidenziato come l'esecuzione di lavori di manutenzione senza l'interruzione del passaggio dei convogli fosse una prassi diffusa, contravvenendo apertamente alle direttive formali di sicurezza. Questa divergenza tra le norme scritte e le consuetudini operative rappresenta un punto focale delle accuse e delle successive valutazioni giudiziarie.