Adriano Cappellari, giovane aspirante giornalista di Enego, in provincia di Vicenza, ha ammesso di aver simulato l'attentato incendiario alla propria abitazione. La confessione è avvenuta il 7 agosto 2026, quando Cappellari ha consegnato una lettera alla pm Alessia Grenna, dopo essere stato ascoltato dalla Procura per circa due ore, assistito dall’avvocato e sindaco di Asiago, Roberto Rigoni Stern.
Nella missiva, Cappellari ha espresso profondo rammarico, dichiarando: “Sono qui oggi perché sento il dovere di chiedere scusa”. Ha aggiunto un sincero pentimento per aver tradito la fiducia di quanti gli avevano creduto e offerto supporto: “Molti mi hanno creduto, mi hanno difeso e hanno sofferto insieme a me.
A tutti loro chiedo sinceramente perdono, perché ho tradito la loro fiducia”. Il giovane è accusato di aver inscenato l’attentato per simulare di essere vittima della criminalità, una grave simulazione di reato.
Le indagini sull'attentato e le prove decisive
L'inchiesta ha preso avvio il 30 maggio 2026, in seguito al ritrovamento di un ordigno incendiario davanti al cancello dell'abitazione di Cappellari, che aveva causato danni agli immobili circostanti. Poco prima dell'innesco, una lettera minatoria, redatta con inchiostro rosso, era stata lanciata nel cortile. Il testo conteneva minacce dirette non solo a Cappellari, ma anche alla premier Giorgia Meloni e a don Maurizio Patriciello, il noto parroco anticamorra di Caivano.
Le indagini si sono concentrate sulle immagini delle telecamere di sorveglianza, che hanno ripreso una persona con il volto coperto mentre depositava un involucro contenente bombole di gas, alcol, liquidi infiammabili e artifici pirici, dopo aver lanciato la busta con le minacce. Un dettaglio cruciale è emerso dagli accertamenti: l’altezza della persona ripresa dalle telecamere è risultata compatibile con quella di Cappellari. Le prove decisive sono giunte dalla tracciabilità dei materiali: gli investigatori sono riusciti a risalire all’acquisto dei componenti dell’ordigno tramite una piattaforma di e-commerce. Le uniche consegne di tali prodotti a Enego corrispondevano a ordini effettuati dallo stesso Cappellari tra aprile e maggio 2026.
Il contesto delle intimidazioni e le accuse
L’episodio del 30 maggio non era isolato, ma presentava forti analogie con altri atti intimidatori denunciati da Cappellari tra novembre 2025 e febbraio 2026. Questi includevano lettere anonime e fotografie con i volti cerchiati in rosso o segnati con una “X”. In un’occasione, era stata recapitata persino una busta contenente tre cartucce calibro 22. La gravità di questi eventi aveva portato all’attivazione di significative misure di tutela per il giovane, tra cui una vigilanza radiocollegata, una scorta personale e un veicolo istituzionale dei carabinieri.
Cappellari, ventenne, era un collaboratore del quindicinale L’Altopiano e del Giornale di Vicenza.
Per tre anni era stato iscritto a Fratelli d’Italia e frequentatore assiduo di Atreju, la kermesse organizzata dal partito di Giorgia Meloni. Aveva inoltre pubblicato articoli di solidarietà in favore di don Patriciello. Le accuse mosse nei suoi confronti sono molteplici e gravi: incendio, calunnia, simulazione di reato continuato, procurato allarme e truffa ai danni di un ente pubblico.