A Genova, la petizione antifascista promossa dalla rete di realtà antifasciste genovesi per chiedere la chiusura delle sedi neofasciste presenti in città ha raccolto un successo significativo, superando le diecimila firme. L'iniziativa, avviata lo scorso 6 aprile, si è conclusa con la presentazione dei risultati presso i Giardini Luzzati, un luogo di grande valore simbolico per la comunità locale.

La mobilitazione ha visto il sostegno di un ampio fronte di associazioni e forze politiche antifasciste, tra cui spiccano Anpi, Cgil, Arci, Partito Comunista Italiano, Partito Comunista dei Lavoratori, Sinistra Anticapitalista, Partito della Rifondazione Comunista, Potere al Popolo!, CARC, Valpolcevera Antifascista, Emergency Genova, Rete dei Comitati, Music for Peace, Genova Antifascista e Partito Comunista di Unità Popolare.

Al centro della richiesta vi è la chiusura delle sedi riconducibili a movimenti neofascisti e la non concessione di spazi pubblici e privati a tali organizzazioni. La petizione invoca il rispetto della XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana, unitamente alle fondamentali leggi Scelba e Mancino. I promotori hanno annunciato che le firme raccolte verranno presentate alle istituzioni a settembre, in occasione di due presidi programmati: uno davanti al Comune di Genova e l'altro di fronte alla Prefettura. Tra i firmatari di spicco figura il partigiano Giordano ‘Giotto’ Bruschi, all'età di 101 anni, simbolo vivente della resistenza.

Le richieste e il vasto sostegno alla mobilitazione

La presentazione dei risultati, tenutasi ai Giardini Luzzati, ha messo in luce la determinazione dei promotori. Antonella Marras, una delle figure chiave dell'iniziativa, ha evidenziato l'obiettivo principale: “Vorremmo che si facesse un atto amministrativo in cui si chieda di non dare spazi pubblici e anche privati a eventuali manifestazioni. … noi ci impegniamo a non dare spazi”. Marras ha inoltre sottolineato l'eccezionale ampiezza della partecipazione, affermando: “Siamo riusciti a mettere insieme moltissime realtà sociali e politiche: siamo arrivati a quasi 150 realtà…”.

La raccolta delle firme ha coinvolto attivamente la cittadinanza, svolgendosi in diverse occasioni e luoghi come mercati, piazze e durante iniziative pubbliche.

Un aspetto significativo è stata la partecipazione di numerosi giovani, inclusi molti studenti Erasmus, a testimonianza di una mobilitazione trasversale e generazionale.

Il fondamento normativo della petizione antifascista

La petizione si radica saldamente nel quadro giuridico italiano, richiamando esplicitamente la XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana. Questa norma fondamentale vieta categoricamente la riorganizzazione, in qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. A rafforzare tale principio intervengono due importanti provvedimenti legislativi: la legge Scelba (legge 20 giugno 1952, n. 645), che definisce e sanziona l’apologia del fascismo e la ricostituzione di organizzazioni fasciste, e la legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n.

205), che introduce misure specifiche contro la discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Queste disposizioni costituiscono il solido impianto normativo a cui si appellano le associazioni promotrici della petizione per sostenere le loro richieste di chiusura delle sedi neofasciste e di non concessione di spazi.