La garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Potenza, Carmen D’Anzi, ha diffuso l’11 agosto 2026 una nota dopo la sua visita al Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Palazzo San Gervasio. La visita è avvenuta a seguito del decesso di un giovane cittadino tunisino di circa trent’anni, evento che ha scatenato disordini e impedito l’accesso alla garante.
D’Anzi ha espresso fiducia nella Magistratura e ha invocato la chiusura di tutti i Cpr e l’abolizione della detenzione amministrativa. Ha descritto i Cpr come strutture che trattengono cittadini non comunitari senza reato, spesso solo permancanza di documenti o provvedimenti di espulsione, sottolineando che la loro unica "colpa" è essere nati poveri e fuggiti da guerre, fame o violenza.
Ha proposto un cambio di paradigma nelle politiche migratorie: creazione di corridoi umanitari e utilizzo delle risorse dei Cpr per programmi di integrazione, formazione e istruzione dei richiedenti asilo. D’Anzi ha concluso affermando che continuerà a vigilare, ma che "quando i Cpr saranno chiusi, sarà già troppo tardi" per l’inutile sofferenza causata.
Cpr in Italia: sospensione dei diritti e inefficacia
Un quadro allarmante emerge dal secondo rapporto sui Cpr d’Italia, presentato a Potenza. Il documento, frutto del monitoraggio di dieci Cpr (incluso Palazzo San Gervasio), rivela che questi centri sono luoghi di sospensione dei diritti fondamentali, caratterizzati da isolamento, spersonalizzazione e degrado.
Il sistema è giudicato incompatibile con lo Stato di diritto e inefficace. Il Tavolo asilo e immigrazione (TAI) ha definito i Cpr "istituzioni totali" e ne ha chiesto la chiusura definitiva, sostenendo che non sono riformabili.
Nel 2025, delegazioni hanno riscontrato limitazioni di accesso per gli osservatori. Il rapporto documenta gravi criticità nel diritto alla salute (assistenza privatizzata, ritardi nelle cure, uso improprio di psicofarmaci, autolesionismi e tentativi di suicidio), definendo i Cpr "dispositivi patogeni" che generano deterioramento psicofisico. Anche la tutela legale è compromessa. Le condizioni materiali sono degradate: sovraffollamento, scarse condizioni igieniche, isolamento e inattività forzata, riflettendo una logica di contenimento.
Economicamente, l’efficacia dei rimpatri è in calo (solo 10,4% tramite Cpr nel 2024), confermando un sistema costoso e inefficiente. Il TAI denuncia una deriva europea verso la normalizzazione della detenzione amministrativa, rafforzata dal Nuovo Patto su migrazione e asilo e dal Protocollo Italia-Albania.
Il degrado a Palazzo San Gervasio e l'appello urgente
Nel Cpr di Palazzo San Gervasio, gestito da Officine Sociali, il degrado è marcato. La struttura ospita 84 uomini su una capienza teorica di 128. Le celle sono in pessimo stato, con finestre rotte e danni strutturali. I trattenuti vivono in ambienti malsani e degradati, con servizi igienici sporchi, mancanza di spazi comuni e limitato accesso alle aree esterne.
I pasti sono monotoni e consumati nelle celle. La carenza di assistenza sanitaria è grave: l’assistenza medica privata è inadeguata, costringendo i trattenuti a lunghe attese nei servizi pubblici. Tentativi di suicidio e atti autolesivi sono frequenti e spesso minimizzati. La situazione è aggravata dalla mancanza di trasparenza e limitato accesso a informazioni, servizi e comunicazioni esterne. Il Tavolo asilo e immigrazione, con la garante D’Anzi, ha ribadito la necessità di un intervento urgente per migliorare le condizioni e garantire i diritti fondamentali, promuovendo un cambio di paradigma fondato su accoglienza, inclusione e rispetto della dignità umana.