È morto all'età di 81 anni Domenico Papalia, storico boss della 'ndrangheta, conosciuto come il “papa” delle cosche nel Nord Italia. Il decesso è avvenuto nella notte del 26 agosto 2026 all'ospedale San Paolo di Milano, dove era ricoverato per un tumore. Papalia era stato scarcerato a metà luglio dopo aver trascorso ben 49 anni di reclusione, un periodo che lo aveva reso l'ergastolano più longevo d'Italia. La sua detenzione era iniziata nel 1977.
Originario di Platì, in Calabria, Domenico Papalia, insieme ai fratelli Rocco e Antonio, era considerato tra i principali esponenti della 'ndrangheta che si era radicata al Nord, in particolare a Buccinasco, nell'area milanese.
La sua figura era stata centrale nell'espansione dell'organizzazione criminale in Lombardia, e la sua famiglia era annoverata tra i simboli della presenza delle cosche calabresi nel settentrione. Indagini e collaboratori di giustizia lo descrivevano come un punto di riferimento cruciale, riconosciuto anche dai vertici dell'organizzazione in Calabria.
La lunga detenzione e le condanne
La lunga carcerazione di Papalia ebbe inizio con la condanna per l'omicidio del boss Antonio D'Agostino a Roma nel 1976. Nel corso degli anni, il suo curriculum criminale si arricchì di ulteriori condanne significative, tra cui quella per l'omicidio dell'avvocato Pietro Labate a Milano nel 1983 e, come mandante, per l'uccisione dell'educatore del carcere di Opera, Umberto Mormile, avvenuta nel 1990 a Carpiano, nel Milanese.
Nonostante un'assoluzione con formula piena da parte del tribunale di Perugia nel 2017 per il delitto del 1976, Papalia rimase in carcere a causa delle altre condanne pendenti. Egli si è sempre professato innocente e, durante la detenzione, aveva intrapreso un percorso di studi e di giustizia riparativa.
La scarcerazione per motivi di salute
La scarcerazione di Domenico Papalia, dopo quasi mezzo secolo di detenzione, fu autorizzata dal tribunale di Sorveglianza di Bologna per gravi motivi di salute. Negli anni precedenti, era già stata avviata una battaglia per ottenere la sua uscita dal carcere, anche in considerazione delle sue condizioni fisiche e del percorso di riabilitazione intrapreso. Dopo il rilascio, Papalia era stato posto agli arresti domiciliari, ma le sue condizioni si aggravarono rapidamente.
Il 17 agosto, poco più di un mese dopo essere tornato in libertà, fu nuovamente ricoverato in ospedale, dove rimase fino al decesso.
Il ricordo e le reazioni
La notizia della morte di Papalia ha suscitato reazioni, tra cui quella di Elisabetta Zamparutti, tesoriera dell'associazione Nessuno tocchi Caino. Zamparutti ha commentato la sua scomparsa, sottolineando l'importanza che “non sia morto nella tomba del cimitero dei vivi, qual è il carcere, ma in un luogo diverso dove ha potuto essere circondato dall'affetto dei suoi cari”. Ha inoltre aggiunto che la scarcerazione era stata invocata e sostenuta non solo per i gravi motivi di salute, ma anche per la sua “innocenza”, intesa come una persona ormai diversa dal delitto e incapace di nuocere. Il suo ricordo verrà celebrato il 1 settembre al laboratorio Spes contra spem nel carcere di Parma, insieme ai suoi compagni di pena.