Un infortunio mortale ha scosso lo stabilimento Fincantieri di Ancona in tarda serata. L'incidente ha coinvolto due lavoratori impiegati da ditte in appalto, e uno di loro ha purtroppo perso la vita a causa delle gravi ustioni riportate. In risposta a questo tragico evento, le sigle sindacali Fim, Fiom e Uilm di Ancona hanno proclamato per il 30 settembre 2026 uno sciopero di otto ore, con astensione dal lavoro estesa a ogni turno.

La mobilitazione interesserà l'intero stabilimento Fincantieri e coinvolgerà attivamente anche le ditte in appalto.

Le segreterie territoriali di Fim, Fiom e Uilm, insieme alle Rappresentanze Sindacali Unitarie (Rsu) dello stabilimento e ai lavoratori Fincantieri, hanno espresso il loro profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia del lavoratore deceduto. La decisione di indire lo sciopero è direttamente collegata all'infortunio e alla pressante richiesta di interventi concreti per migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Le richieste sindacali per la sicurezza sul lavoro

A seguito del tragico incidente, Fim, Fiom e Uilm di Ancona hanno ribadito con forza la necessità di un cambiamento radicale nell'approccio alla sicurezza sul lavoro. Nel documento diffuso dopo l'accaduto, risuona l'appello perentorio: "Basta morire lavorando".

Le organizzazioni sindacali denunciano come la sicurezza sia troppo spesso percepita come un mero costo aziendale, chiedendo invece investimenti significativi. Questi investimenti dovrebbero concentrarsi in particolare sulla formazione dei lavoratori e sulla disponibilità dei migliori dispositivi di prevenzione e protezione individuali.

Nel medesimo documento, i sindacati hanno posto l'accento sulla necessità di una revisione del modello basato sugli appalti e subappalti. La richiesta mira a una riorganizzazione del lavoro all'interno delle aziende esterne che operano negli stabilimenti, poiché, secondo la posizione espressa dalle sigle metalmeccaniche, è proprio in questo ambito che si registra la maggiore incidenza di infortuni.

Per questo motivo, lo sciopero di otto ore per ogni turno include esplicitamente anche i lavoratori delle imprese in appalto, sottolineando l'importanza di un approccio unitario alla questione della sicurezza.

Precedenti allarmi sulla sicurezza nell'area portuale

La questione della sicurezza sul lavoro nell'area di Ancona non è nuova. Già il 9 maggio 2024, il tema era stato al centro di una decisa presa di posizione sindacale, in seguito a due gravi episodi avvenuti sia in ambito portuale che nello stabilimento Fincantieri. In quella circostanza, un lavoratore di un'impresa portuale era finito in mare con un muletto presso il Mandracchio di Ancona. Contemporaneamente, un altro lavoratore, anch'esso impiegato in appalto a Fincantieri, aveva riportato ustioni a causa del sollevamento di un tombino, innescato da una fuga di gas.

A seguito di tali eventi, le organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti avevano già denunciato la persistenza degli infortuni, nonostante i numerosi convegni e gli impegni istituzionali sulla sicurezza. Avevano richiesto con urgenza maggiori investimenti nella formazione, estesa anche ai datori di lavoro, il rilancio del Piano per il lavoro al porto, e una maggiore attenzione all'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. Inoltre, avevano sollecitato un approfondimento sullo studio delle malattie professionali e sull'organizzazione complessiva del lavoro. Le sigle avevano anche chiesto un incontro con l'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale e con il Comitato Igiene e Sicurezza, evidenziando una preoccupazione di lunga data per le condizioni di sicurezza nell'intera area.