Il 30 settembre 2026, la Guardia di finanza del Gruppo di Ponte Chiasso ha messo fine a un presunto traffico di cocaina nella provincia di Como, culminato nell'arresto di tre fratelli di origine marocchina. L'operazione, coordinata dalla Procura di Como, ha visto due dei tre indagati condotti in carcere, mentre il terzo è stato posto agli arresti domiciliari. L'inchiesta ha svelato un'articolata attività che includeva lo stoccaggio, il confezionamento in dosi e lo spaccio al dettaglio dello stupefacente, con una rivendita di auto usate a Senna Comasco utilizzata come copertura logistica.

Il fulcro operativo individuato dagli investigatori era proprio la rivendita di auto usate, intestata a uno dei fratelli, a Senna Comasco. Questa ditta individuale avrebbe fornito i locali e i veicoli aziendali necessari per custodire la cocaina e organizzare le consegne. La droga veniva abilmente occultata anche all'interno delle auto parcheggiate nel piazzale dell'azienda, sfruttando nascondigli ricavati nei mezzi stessi per eludere i controlli.

La rete di spaccio e le strategie per eludere i controlli

Le indagini hanno permesso di ricostruire un sofisticato sistema che prevedeva l'utilizzo di un parco auto di circa 50 mezzi. Su questi veicoli venivano sistematicamente applicate targhe prova, una tattica volta a rendere più complesso il monitoraggio da parte dei lettori targa dei sistemi di videosorveglianza stradale.

Le consegne della cocaina si estendevano su un vasto territorio, toccando comuni come Como, Capiago Intimiano, Montorfano e Lipomo, e avvenivano talvolta anche in prossimità di scuole. Per mimetizzarsi e non destare sospetti, l'attività di spaccio si svolgeva in alcuni casi in orario diurno, con gli spacciatori che indossavano tute da meccanico, confondendosi così con il contesto lavorativo della rivendita.

Uno dei fratelli, un uomo di 43 anni, emergeva come figura centrale nell'organizzazione, con un ruolo operativo primario nello stoccaggio e nelle consegne della droga, affiancato e supportato dagli altri due. Il titolare della rivendita, invece, garantiva la disponibilità dei locali e dei veicoli aziendali, elementi cruciali per l'operatività del traffico.

Un ulteriore dettaglio investigativo ha rivelato l'impiego di schede telefoniche attivate con documenti di clienti della rivendita. Le copie dei documenti venivano richieste ai compratori di auto usate con la pretestuosa giustificazione delle formalità amministrative legate ai passaggi di proprietà, celando in realtà l'intento di utilizzarli per le comunicazioni illecite.

L'entità del traffico e i guadagni illeciti

L'ampiezza del traffico di stupefacenti è stata quantificata dagli investigatori: nel periodo compreso tra febbraio e giugno 2025, è stato documentato lo smercio di oltre 3.000 dosi di cocaina. Questo ingente volume di droga ha generato un giro d'affari illecito stimato in circa 120.000 euro, evidenziando la significativa portata economica dell'attività criminale smantellata.