La Direzione investigativa antimafia (Dia) ha eseguito a Salerno, in data 30 settembre 2026, una confisca di beni per un valore complessivo stimato in circa 5 milioni di euro. Il provvedimento ha colpito un imprenditore residente a Mercato San Severino, nel Salernitano, ritenuto strettamente vicino al clan Desiderio, un gruppo criminale noto per la sua operatività nella Valle dell’Irno. La confisca si estende a un ampio spettro di beni, includendo proprietà aziendali, immobiliari e disponibilità finanziarie che erano nella disponibilità dell'imprenditore.

Nel dettaglio, tra i beni oggetto della misura figurano un opificio, tre interi compendi aziendali specializzati nel settore degli allestimenti e del noleggio di attrezzature essenziali per l’organizzazione di fiere ed eventi. A questi si aggiungono una ditta individuale attiva nel settore della ristorazione, nonché quote di un fondo pensione e diversi buoni postali. Questa importante azione della Dia è il risultato di una prolungata attività investigativa, mirata a ricostruire in maniera approfondita il profilo di pericolosità sociale dell’imprenditore coinvolto.

Le motivazioni alla base della confisca

Le indagini condotte dagli investigatori hanno permesso di delineare un chiaro legame tra l’imprenditore e il clan Desiderio.

È stato accertato che l’uomo avrebbe vissuto abitualmente, almeno in parte, grazie a proventi derivanti da attività delittuose. Un ulteriore elemento cruciale che ha sostenuto il provvedimento è rappresentato dalle risultanze emerse da un procedimento penale precedente, relativo a reati fallimentari.

La misura di prevenzione patrimoniale è stata adottata in seguito all'accertamento di una marcata sproporzione tra l'ingente patrimonio di fatto nella disponibilità dell'imprenditore e la sua dichiarata posizione reddituale. Il valore complessivo di circa 5 milioni di euro attribuito ai beni confiscati include, pertanto, sia le attività economiche sia le diverse disponibilità finanziarie che sono state ricondotte al patrimonio esaminato e analizzato dagli investigatori.

Il precedente sequestro preventivo

L'attuale procedimento patrimoniale si inserisce in un contesto più ampio, collegandosi direttamente a un precedente sequestro di prevenzione. Quest'ultimo era stato eseguito nelle località di Mercato San Severino e Roccapiemonte, entrambe situate nella provincia di Salerno. Il provvedimento di sequestro era stato emesso dalla Sezione Riesame e Misure di Prevenzione del Tribunale di Salerno, su proposta congiunta del Procuratore della Repubblica di Salerno e del Direttore della Direzione investigativa antimafia.

Anche in quella circostanza, il sequestro aveva interessato un insieme significativo di società, beni immobili e disponibilità finanziarie. Tali beni erano stati ritenuti nella titolarità o, comunque, nella disponibilità di un imprenditore di Mercato San Severino.

La base di quel provvedimento era stata la ricostruzione dettagliata del profilo di pericolosità sociale dell'individuo, un elemento che ha evidentemente trovato conferma e approfondimento nel corso delle indagini che hanno portato all'odierna confisca.