La Corte d'Appello civile di Milano si è riservata la decisione sull'istanza presentata con carattere di urgenza da Acciaierie d'Italia e Ilva in Amministrazione Straordinaria. L'obiettivo della richiesta è ottenere la sospensione dell'esecutività del decreto che impone il blocco delle attività nell'area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto. L'udienza di discussione, tenutasi il 9 settembre 2026, si è protratta per circa due ore, evidenziando la complessità e l'importanza della questione giudiziaria.

Il decreto in questione, emesso lo scorso luglio dai giudici di secondo grado milanesi, aveva sostanzialmente confermato una precedente decisione di primo grado, stabilendo lo spegnimento degli impianti dell'area a caldo entro il 28 ottobre.

Questa scadenza imminente rende la richiesta di sospensiva particolarmente critica per le imprese coinvolte, che cercano di evitare l'interruzione delle operazioni produttive.

L'avvocato Ascanio Amenduni, che rappresenta undici cittadini di Taranto promotori dell'azione legale che ha portato allo stop dell'area a caldo, ha espresso l'aspettativa che la decisione dei giudici possa arrivare prima del 15 settembre. Questo termine è stato collegato alla data del 16 settembre, indicata dalle imprese come il punto di non ritorno oltre il quale lo spegnimento delle attività non sarebbe più reversibile. I legali dei cittadini hanno sottolineato il lungo percorso del procedimento cautelare di azione inibitoria, avviato ben cinque anni fa, e hanno richiamato le decisioni già ottenute dal Tribunale e dalla Corte d'Appello, tutte assunte in nome del diritto alla salute dei residenti.

Il Contenzioso Promosso dai Cittadini di Taranto

Il procedimento giudiziario vede come protagonisti undici cittadini di Taranto, tra cui figura un bambino di soli 12 anni affetto da una grave malattia. I loro rappresentanti legali hanno fermamente rivendicato le sentenze favorevoli già conseguite, prima dinanzi al Tribunale e successivamente, a fine luglio, presso la Corte d'Appello. Tali pronunce hanno perentoriamente ordinato lo stop delle attività dell'area a caldo, prevedendone l'attuazione entro un periodo di tre mesi e comunque non oltre la fine di ottobre. L'attuale istanza, presentata alla Corte d'Appello civile di Milano, mira proprio a ottenere una sospensione d'urgenza dell'esecutività di tale decreto, cercando di posticipare o annullare il blocco degli impianti.

Nel corso delle argomentazioni, è stata altresì richiamata la rilevante decisione della Corte di giustizia dell'Unione europea sul caso Ilva. L'avvocato Amenduni ha evidenziato come le sentenze emesse a Milano siano strettamente connesse a tale pronuncia europea, in particolare nella parte in cui essa pone al centro del dibattito il delicato equilibrio tra attività industriale, ambiente e salute umana. La richiesta di sospensiva, pertanto, si concentra sulla possibilità di bloccare temporaneamente l'applicazione del decreto che impone lo spegnimento degli impianti dell'area a caldo dello stabilimento tarantino entro la data stabilita del 28 ottobre.

Il Ruolo della Giurisprudenza Europea nel Caso Ilva

Il richiamo alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, in particolare alla causa C-626/22, sottolinea l'importanza di un quadro normativo e interpretativo più ampio che trascende i confini nazionali. Questa pronuncia europea ha fornito un precedente significativo, rafforzando la tutela del diritto alla salute e alla protezione ambientale in contesti di grande impatto industriale come quello dell'ex Ilva. La sua menzione nel procedimento milanese evidenzia la volontà di inquadrare la controversia in una prospettiva che consideri i principi fondamentali stabiliti a livello comunitario, ponendo l'accento sulla necessità di bilanciare le esigenze produttive con la salvaguardia della salute pubblica e dell'ecosistema.

La decisione della Corte d'Appello, attesa con grande interesse, dovrà quindi tenere conto di questi complessi equilibri e delle implicazioni legali e sociali di un eventuale blocco o della sua sospensione.