A Giugliano, la questione dell'integrazione scolastica degli alunni stranieri trova nella carenza di fondi per i mediatori culturali il suo nodo cruciale. È questa la posizione espressa da Caterina Pennacchio, assessora all’Istruzione del Comune di Giugliano, una città campana che conta 120mila abitanti e si posiziona come la seconda per popolazione nella regione.

L’assessora Pennacchio, forte della sua lunga esperienza come docente e poi dirigente scolastica, ha chiarito che il problema principale non risiede nella formazione di “classi ghetto”.

Ha infatti sottolineato l'efficace lavoro dei dirigenti scolastici nel distribuire equamente gli studenti stranieri tra le diverse classi, evitando concentrazioni problematiche. La sua analisi è netta: «Il vero nodo è un altro», riferendosi esplicitamente alla mancanza di risorse economiche necessarie per garantire la presenza di mediatori culturali negli istituti.

Queste figure sono considerate indispensabili per supportare sia gli alunni stranieri nel loro percorso di apprendimento e adattamento, sia le loro famiglie nell'interazione con il sistema scolastico. Pennacchio ha evidenziato come anche gli enti locali e i servizi sociali spesso non dispongano dei fondi adeguati per sostenere tali interventi, creando un circolo vizioso che ostacola un'integrazione piena ed efficace.

La gestione degli studenti stranieri nelle scuole

Il ragionamento dell’assessora ribadisce che i dirigenti scolastici operano con piena consapevolezza dei criteri di ripartizione degli studenti stranieri. Questo approccio ha permesso di prevenire la formazione di classi con un'eccessiva concentrazione di alunni non italofoni, una pratica che, secondo Pennacchio, è stata applicata con successo anche a Giugliano. La questione, pertanto, non è legata alla composizione delle classi, ma piuttosto all'esigenza di dotare le scuole degli strumenti operativi e del personale qualificato necessario per affrontare le sfide dell'integrazione quotidiana.

A conferma dell'impegno locale, il Comune di Giugliano ha da anni implementato un programma dedicato alla scolarizzazione dei ragazzi che vivono nei campi rom.

L'assessora ha rimarcato il buon funzionamento di questa iniziativa, collegandola direttamente alla necessità di un lavoro quotidiano e costante nelle aule. L'integrazione, ha spiegato Pennacchio, non può dipendere da un singolo provvedimento normativo: «Non serve una norma per assicurare l’integrazione». Piuttosto, richiede un impegno scolastico ordinario, supportato da figure professionali e competenze specifiche.

Il ruolo cruciale di mediatori e docenti

Numerosi dirigenti scolastici hanno manifestato la necessità impellente della presenza di mediatori culturali. Tuttavia, Pennacchio ha sottolineato che non tutte le scuole dispongono dei fondi necessari per assumerli o per garantire la loro continuità.

Per superare questa difficoltà, l'assessora ha suggerito l'importanza di impiegare docenti con competenze linguistiche specifiche, laddove possibile, e di rafforzare il coinvolgimento attivo delle famiglie nel percorso educativo. L'integrazione, in sintesi, è un processo complesso che richiede un approccio multifattoriale, con un focus primario sul sostegno concreto e sulle risorse umane qualificate all'interno degli ambienti scolastici.