La Procura di Milano ha prontamente aperto un fascicolo per inquinamento delle acque, a seguito di un maxi sversamento di idrocarburi che ha gravemente interessato il Naviglio Grande. L'episodio, verificatosi tra venerdì e sabato scorsi, ha dato origine a una vasta scia di oli esausti, estendendosi per ben 28 chilometri lungo il corso d'acqua, da Magenta fino alle porte di Milano, delineando un quadro di grave compromissione ambientale. L'indagine, che mira a fare piena luce sull'accaduto, è attualmente condotta contro ignoti.

Il procedimento giudiziario è coordinato con attenzione dalla pubblica ministera Giulia Floris, sotto la supervisione diretta del procuratore Marcello Viola.

In questa fase iniziale, il reato ipotizzato risulta ancora generico e provvisorio. Le contestazioni specifiche potranno essere definite con maggiore precisione solo dopo l'arrivo delle prime relazioni tecniche e degli esiti delle analisi di laboratorio, elementi indispensabili non solo per accertare la natura esatta della sostanza inquinante, ma anche per chiarire le cause precise dello sversamento. Tra le diverse ipotesi al vaglio degli inquirenti, spicca con particolare rilevanza quella di un atto doloso, che suggerirebbe un'azione intenzionale e consapevole.

Le complesse indagini e gli interventi di contenimento

La complessa vicenda vede impegnate sul campo diverse forze dell'ordine e enti locali: le polizie locali di numerosi comuni interessati, i vigili del fuoco e i carabinieri delle stazioni di Magenta e Abbiategrasso.

Gli accertamenti si concentrano in modo approfondito sia sulla natura chimica della sostanza finita nelle acque del Naviglio Grande, sia sulla dinamica esatta dell'episodio. L'emergenza è scattata nel pomeriggio di venerdì, quando per un tratto di circa 28 chilometri, da Magenta a Milano, sulla superficie dell'acqua si è formata una densa patina oleosa, caratterizzata da un odore pungente e distintivo, simile a quello del diesel.

La scoperta è avvenuta grazie all'intervento di tecnici specializzati, impegnati in un routinario intervento di manutenzione a Pontecchio, nel Magentino. Sono stati loro a rilevare la presenza della sostanza, che fuoriusciva copiosamente da una tubatura destinata alla sostituzione.

Da quel preciso punto, la sostanza inquinante si è rapidamente riversata nel canale, dando origine alla vasta e preoccupante contaminazione superficiale che è stata poi rilevata lungo l'intero tratto del corso d'acqua.

L'ipotesi principale sul punto di origine dello sversamento

Gli accertamenti investigativi hanno progressivamente concentrato l'attenzione su un grosso tombino situato in prossimità di Ponte Vecchio. L'ipotesi più accreditata, formulata finora, suggerisce che la sostanza inquinante sia stata deliberatamente scaricata da un'autobotte, probabilmente nel tentativo di smaltirla in modo illecito e fraudolento. Il fascicolo, che rimane tuttora aperto contro ignoti, ha come obiettivo primario quello di individuare i responsabili di questo grave gesto e di chiarire definitivamente se la condotta sia stata di natura dolosa, configurando un reato ambientale intenzionale.

Parallelamente alle indagini, sono state avviate e sono tuttora in corso intense operazioni di bonifica. Queste prevedono l'impiego strategico di panne assorbenti e barriere galleggianti, essenziali per contenere la diffusione degli inquinanti e procedere alla loro rimozione. Alle attività di messa in sicurezza del Naviglio Grande hanno preso parte, in una sinergia operativa, i pompieri, la protezione civile, il Comune di Milano e i numerosi comuni limitrofi, tutti impegnati in un'azione congiunta volta a mitigare i danni ambientali e a ripristinare, quanto prima, la salubrità delle acque.