Una giovane madre di 20 anni, barista di Cengio, è deceduta dopo tre giorni di agonia per assunzione di alcol e stupefacenti. Il malore era avvenuto a Laigueglia, dove si trovava con il fidanzato. Soccorsa, era stata ricoverata al Santa Corona di Pietra Ligure, poi trasferita a Imperia e infine al San Paolo di Savona.
Durante il ricovero, le sue condizioni sono rimaste gravissime. Al San Paolo di Savona, i medici hanno dichiarato la morte cerebrale; i familiari hanno autorizzato l'espianto degli organi. La Procura di Savona ha aperto un fascicolo; i Carabinieri indagano per ricostruire la provenienza della sostanza e individuare chi l'abbia venduta.
L'indagine
L'autopsia chiarirà quale sostanza abbia provocato il decesso. Gli investigatori ipotizzano una dose letale di stupefacenti, verificando il canale di cessione. Nelle ore precedenti alla morte, la giovane era in Rianimazione al San Paolo di Savona, con sintomi neurologici compatibili con assunzione massiccia.
Le forze dell'ordine cercano di definire il tipo di droga e la catena di approvvigionamento. Tra le ipotesi figurano sostanze sintetiche o droga tagliata male. La verifica tossicologica è cruciale per stabilire la sostanza assunta e il contesto del malore a Laigueglia.
Droghe nel Savonese
Nel Savonese, il consumo di stupefacenti coinvolge fasce d'età e sostanze diverse. Roberto Carrozzino, direttore del dipartimento di psichiatria dell'Asl 2, evidenzia hashish e marijuana diffuse, cocaina e crack in crescita.
L'eroina, pur meno visibile dagli anni Ottanta, è presente e spesso collegata alle overdose.
Gli accessi giovani ai servizi Serd dell'Asl 2 sono quadruplicati dopo la pandemia, con circa 300 nuovi ingressi annui sotto i 25 anni. Questo dato evidenzia la crescente incidenza del fenomeno tra le nuove generazioni.