A Bologna, il 10 settembre 2026, gli avvocati Marco Martines e Gloria Parigi, difensori di Luca Spada, hanno rilasciato una nota ufficiale. La difesa contesta fermamente la circolazione di materiale collegato al procedimento che vede l'ex autista della Croce Rossa accusato dalla Procura di Forlì di aver ucciso sei pazienti durante trasporti in ambulanza. Spada dovrà affrontare il processo il 15 ottobre per uno dei presunti omicidi. I legali sostengono che la diffusione di elementi parziali, a loro dire estranei alla prova della responsabilità per il fatto già destinato all’aula, possa incidere su chi sarà chiamato a decidere.
La nota dei difensori richiama l'importanza della riservatezza degli atti e la delicatezza del caso. Essi affermano con decisione: “Non lo siamo, perché rischiano di sviare chi sarà chiamato a decidere”. Questo intervento giunge in seguito a notizie circolate su una relazione del Racis di Roma, su alcuni selfie a contenuto macabro condivisi nel 2024 dal 28enne in chat di gruppo e sulle intercettazioni di un colloquio in carcere con la compagna. Gli avvocati hanno inoltre menzionato altri colloqui intercettati, sostenendo che Spada abbia sempre ribadito la propria innocenza e abbia manifestato indignazione per quella che considera una condizione di detenzione immotivata.
La contestazione della difesa
Martines e Parigi hanno incentrato la loro replica sul rapporto tra gli atti del procedimento e il futuro giudizio. La loro critica si rivolge alla presentazione pubblica di materiali che, nella loro impostazione difensiva, non costituiscono prova della responsabilità per l'unico episodio per il quale Spada sarà chiamato a rispondere in tribunale. Il rischio evidenziato dai legali è la formazione del giudizio prima del dibattimento, alimentata dalla diffusione di informazioni che definiscono parziali e non pertinenti alla prova del fatto contestato in aula.
Questa presa di posizione è strettamente legata alla tutela della persona sottoposta a procedimento. Per i difensori, l'esito della diffusione di tali contenuti può culminare nella “rovina della persona, qualunque sia l'esito del processo”.
La posizione della difesa rimane saldamente ancorata alla presunzione di innocenza rivendicata da Spada e alla contestazione delle modalità con cui elementi provenienti dall'inchiesta sono stati fatti circolare, inclusi i riferimenti ai colloqui in carcere con la compagna.