Pietro Vuotto, uno dei cinque medici indagati in relazione alle tragiche morti di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi, ha fornito la sua ricostruzione dei fatti l'8 settembre 2026. Le due donne, originarie di Pietracatella, sono state vittime di un avvelenamento da ricina. Il medico, che prestava servizio presso l'ospedale Cardarelli di Campobasso durante il periodo natalizio dell'anno precedente, ha rilasciato un'intervista alla trasmissione Ore 14 di Rai 2, ripercorrendo le visite effettuate sia alle due donne decedute sia a Gianni Di Vita.

Vuotto è stato iscritto nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato di omicidio colposo nei giorni successivi ai decessi, in un momento in cui la presenza del veleno non era ancora stata accertata. Il medico ha sottolineato di essere stato l'unico professionista ad aver visitato tutti e tre i membri della famiglia: Gianni Di Vita, Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi. Secondo la sua testimonianza, il quadro clinico iniziale delle pazienti faceva propendere per una diagnosi di tossinfezione o enterite, un'ipotesi comune per sintomi gastrointestinali acuti.

La ricostruzione delle visite al Cardarelli

Nella dettagliata narrazione del medico, Sara Di Vita presentava al primo accesso segni evidenti di disidratazione, con labbra secche e un generale pallore che indicavano uno stato di malessere diffuso.

Anche Antonella Di Ielsi era giunta in ospedale con una sintomatologia molto simile a quella della figlia, suggerendo una causa comune per i loro disturbi. Tuttavia, il quadro clinico di Sara ha subito un drastico e preoccupante cambiamento durante il suo secondo accesso, avvenuto nel pomeriggio del 27. In quella circostanza, la ragazza appariva ipotensa, con una pressione arteriosa estremamente bassa, confusa, tendente all'addormentamento e incapace di rispondere lucidamente agli stimoli. Tale aggravamento delle condizioni aveva destato forte preoccupazione anche nella sorella, Alice, presente in quel momento.

Proprio in virtù di questa marcata differenza tra le due visite e l'evoluzione dei sintomi, il dottor Vuotto ha avanzato l'ipotesi che l'avvelenamento di Sara possa essere avvenuto in due momenti distinti.

Ha dichiarato esplicitamente: "Sì perché sicuramente c'è un quadro di presentazione molto diverso tra la prima volta in cui vedo Sara e la seconda volta in cui la vedo". Il medico ha inoltre evidenziato come le condizioni di Gianni Di Vita fossero nettamente dissimili e complessivamente migliori rispetto a quelle riscontrate in Sara e Antonella, suggerendo una diversa esposizione o reazione al presunto veleno.

Gli accertamenti sul caso di Pietracatella

Nel contesto delle complesse e delicate indagini sulle morti di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e di sua figlia Sara Di Vita, appena 15 anni, gli investigatori hanno proceduto al sequestro di ben 131 reperti all'interno dell'abitazione della famiglia Di Vita a Pietracatella. Tra gli oggetti sottoposti a sequestro e indicati negli atti figurano residui di pane, un cestino per l'immondizia, un contenitore con liquido medicale, una spazzola, un liquido per pav_m