A Pompei è stata abbattuta una villetta abusiva a due piani, un intervento che segue condanne inflitte al proprietario già nel 1998 e nel 2003. La Procura di Torre Annunziata ha comunicato che il manufatto, realizzato in cemento armato, occupava una superficie di circa 110 metri quadrati per ciascun piano. L'immobile, situato in via Tre Ponti seconda Traversa Vicinale, era adibito a uso abitativo.

La costruzione ricadeva in un'area sottoposta a stringenti vincoli ambientali e inclusa nella cosiddetta zona rossa. L'abbattimento ha interessato l'intera villetta, definita integralmente abusiva.

Le ruspe sono entrate in azione dopo un percorso giudiziario che ha visto le condanne del proprietario risalire rispettivamente al 1998 e al 2003, sancendo l'irregolarità della struttura.

Autodemolizione senza oneri pubblici

L'abbattimento è stato eseguito direttamente dal proprietario della villetta, in regime di autodemolizione. Questa modalità ha evitato l'anticipazione di spese da parte del Comune e della Cassa depositi e prestiti. Si evidenzia, dunque, l'assenza di esborsi anticipati per gli enti pubblici in relazione alle operazioni di demolizione.

Gli elementi descritti per l'immobile delineano una struttura abitativa in cemento armato, sviluppata su due livelli, con una superficie complessiva derivante dalla somma dei circa 110 metri quadrati per piano.

La sua destinazione d'uso residenziale e la collocazione in via Tre Ponti seconda Traversa Vicinale completano il quadro dell'intervento eseguito a Pompei.

La zona rossa del Vesuvio: rischi e pianificazione

La zona rossa, richiamata per l'area dell'immobile, rientra nella pianificazione nazionale di protezione civile per il rischio vulcanico del Vesuvio. Questa pianificazione individua una zona rossa e una zona gialla. La zona rossa comprende un'area esposta all'invasione di flussi piroclastici e un'area soggetta a elevato rischio di crollo delle coperture degli edifici per l'accumulo di depositi piroclastici, come ceneri vulcaniche e lapilli.

Pompei figura tra i 25 Comuni delle province di Napoli e Salerno inclusi nella zona rossa del Vesuvio, sottolineando la sua posizione critica in tale contesto di rischio.