Nicola Ricci, segretario generale della Cgil Napoli e Campania, ha preso parte a Napoli, nella mattinata del 28 settembre 2026, alle celebrazioni per la ricorrenza delle Quattro Giornate in piazza Carità. Nel suo intervento, Ricci ha richiamato con forza l’insurrezione popolare che tra il 27 e il 30 settembre 1943 vide protagonista la città, sottolineando il profondo significato civile attribuito a quella memoria. Ha affermato che il popolo napoletano “scelse di non subire la storia, ma di scriverla in prima persona”, un atto di coraggio e autodeterminazione che ha segnato un momento cruciale per l'Italia.

La commemorazione si svolge a ottantatré anni esatti dagli eventi drammatici del settembre 1943, un periodo di grande incertezza e sofferenza. Ricci ha collegato il ricordo delle Quattro Giornate a una pagina fondamentale della storia repubblicana e antifascista del Paese. Ha presentato la ricorrenza non solo come un doveroso omaggio storico a chi lottò per la libertà, ma anche come una preziosa occasione per analizzare e comprendere il presente attraverso la lezione di una mobilitazione popolare unica, maturata contro l’occupazione nazifascista e per la riconquista della propria dignità.

La commemorazione in piazza Carità

Nel richiamo di Ricci, Napoli si distinse come la prima grande città europea a essere liberata dall’occupazione nazifascista grazie a una spontanea insurrezione popolare, avvenuta prima dell’arrivo delle forze Alleate.

Questa rivolta, un vero e proprio moto di libertà, coinvolse trasversalmente la popolazione: donne e uomini, operai e intellettuali, studenti, anziani e giovani si unirono nelle barricate, agendo senza la guida di un apparato militare precostituito. Il riferimento centrale del segretario generale della Cgil Napoli e Campania è rimasto la scelta collettiva di libertà, dignità e giustizia sociale che animò i cittadini di Napoli in quei giorni decisivi.

Ricci ha inoltre legato la memoria delle Quattro Giornate allo scenario politico e sociale dell’Italia contemporanea. Ha evidenziato come i valori di allora siano ancora attuali di fronte a sfide come le crescenti disuguaglianze, la frammentazione sociale, la disaffezione verso i luoghi della partecipazione democratica e i preoccupanti rigurgiti di intolleranza.

La conclusione del suo intervento ha posto un accento significativo sulla cura e la salvaguardia delle istituzioni democratiche, ammonendo che “la democrazia non è una conquista definitiva, ma un cantiere aperto che esige cura quotidiana, responsabilità e coraggio civico”. Questo monito sottolinea l'importanza di un impegno costante per mantenere vivi i principi di libertà e giustizia.

Il contesto storico della ricorrenza

Le Quattro Giornate di Napoli si inseriscono in un momento storico cruciale: il difficile passaggio dal fascismo alla democrazia e il clima di profonda incertezza e disordine apertosi con l’armistizio dell’8 settembre 1943. In quel mese, la città di Napoli visse una violenta reazione tedesca, seguita alla rottura dell’alleanza con l’Italia, e fu percorsa da una forte tensione sociale.

Queste spinte popolari erano chiaramente orientate a rompere la presenza germanica e a riprendere il controllo del proprio destino. La rivolta del 27-30 settembre maturò proprio in questo quadro di ribellione e desiderio di riscatto, distinguendosi come un'insurrezione popolare che precedette l'arrivo degli Alleati, un fatto che ne amplifica il valore storico e simbolico.