A Genova, l'inizio del processo per voto di scambio in Liguria, che vede imputati Matteo Cozzani, ex capo di gabinetto di Giovanni Toti in Regione Liguria, e altre 11 persone, è stato rinviato. Le accuse riguardano la corruzione elettorale, con l'ipotesi di promesse di posti di lavoro in cambio di voti della comunità riesina a favore della lista Toti durante le elezioni regionali del 2020.
Il rinvio è direttamente collegato al complesso lavoro di trascrizione delle intercettazioni dell'inchiesta. Il perito, incaricato a giugno dal gip Giorgio Morando su richiesta della procura, non ha infatti completato l'attività nei tempi previsti, a causa dell'ingente quantità di materiale registrato da trascrivere in contraddittorio.
È stata quindi presentata una richiesta formale al tribunale per ottenere una proroga, estendendo il termine da 30 a 60 giorni.
Udienza rinviata all'autunno inoltrato
L'udienza, originariamente fissata per il 16 settembre davanti al collegio presieduto dalla giudice Monica Parentini, è ora destinata a essere rinviata all'autunno inoltrato. Il nuovo calendario processuale dipenderà interamente dal completamento delle trascrizioni affidate al perito, un passaggio ritenuto indispensabile prima dell'avvio del dibattimento.
Per alcuni degli imputati, la contestazione include anche l'aggravante di aver favorito Cosa nostra. Questa specifica accusa riguarda Matteo Cozzani stesso, i gemelli Arturo Angelo e Italo Maurizio Testa, e l'ex sindacalista della Cgil Venanzio Maurici.
Nel contesto del procedimento, sei imputati hanno presentato al gip una richiesta di messa alla prova. Dopo la presentazione di un programma dettagliato, concordato con l'Uepe (Ufficio di Esecuzione Penale Esterna), la decisione su queste richieste è attesa entro novembre.
Le posizioni degli imputati nel procedimento
Il troncone processuale ha visto la definizione delle posizioni di 12 persone, chiamate a comparire davanti al tribunale per le accuse formulate dalla procura. Per quattro di questi imputati, è stata indicata l'aggravante collegata al presunto favoreggiamento del clan Cammarata. A Matteo Cozzani, in particolare, vengono contestati i reati di corruzione, finanziamento illecito e procacciamento illecito di voti, tutti aggravati dalla finalità mafiosa.
Tra gli imputati per i quali non è stata contestata l'aggravante mafiosa figurano gli ex consiglieri regionali Stefano Anzalone e Domenico Cianci, l'imprenditore Carmelo Griffo, Francesco Cornicelli, Alessandro Cartosio, Francesco Ania, Filippo Ania ed Elisabetta Pinna.