L’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo Mercolino, ha sollevato gravi contestazioni a Napoli l’8 settembre 2026 in merito alla tragica morte del piccolo Domenico. Il bambino è deceduto a febbraio 2026 nella terapia intensiva dell’ospedale Monaldi di Napoli, a seguito del fallimento di un trapianto di cuore. Al centro delle dichiarazioni del legale vi sono le chat estratte dai cellulari di due medici coinvolti nella vicenda e la scoperta di ben tre versioni differenti del verbale operatorio relativo all’intervento chirurgico, avvenuto il 23 dicembre 2025.
Petruzzi ha evidenziato come, delle tre versioni del verbale, soltanto l’ultima risulti firmata. Ha inoltre sottolineato che le diverse stesure presentano significative alterazioni nella narrazione dei minuti cruciali in cui il cuore è giunto in sala operatoria. Il legale ha collegato queste modifiche alla ricostruzione dell’operazione di cardiectomia eseguita su Domenico, che all’epoca aveva quasi due anni e mezzo. Secondo Petruzzi, il diario clinico sarebbe stato modificato con l’intento di creare un “falso” e di attuare uno “scaricabarile di responsabilità”.
Le versioni del verbale operatorio e le loro discrepanze
Nella ricostruzione dettagliata presentata dall’avvocato Petruzzi, le prime due versioni del verbale operatorio descrivevano l’organo, subito dopo l’estrazione dal sistema di trasporto, come congelato.
In queste prime stesure, compariva tra parentesi la formula esplicita “failure del trasporto”, senza però fornire ulteriori spiegazioni o indicare un responsabile specifico per tale inconveniente. La situazione cambia radicalmente nella versione definitiva del verbale. In quest’ultima, ha spiegato il legale, la parentesi con la dicitura “failure del trasporto” scompare completamente. Al suo posto, emerge un riferimento diretto al ghiaccio fornito dall’ospedale del prelievo, specificamente indicato come ghiaccio secco, suggerendo una potenziale causa esterna al Monaldi.
Un altro elemento cruciale introdotto unicamente nella versione finale del verbale è il dato relativo ai venti minuti necessari per estrarre il cuore.
Inoltre, in questa stessa versione, compare una frase che descrive la decisione di tentare comunque l’impianto dell’organo come l’“unica scelta possibile”. Petruzzi ha fortemente contestato la presenza di tale formulazione all’interno di un verbale operatorio, ritenendola inappropriata e potenzialmente fuorviante. La sua critica si è concentrata in particolare sul passaggio in cui operazioni, inizialmente descritte nelle prime stesure come successive e distinte, vengono invece presentate come simultanee nella versione finale.
La cronologia degli eventi sotto accusa
Il punto focale delle contestazioni del legale riguarda in particolare la sequenza temporale dell’apertura del contenitore dell’organo e l’avvio della cardiectomia.
Nelle prime versioni del verbale, queste due operazioni erano chiaramente indicate come avvenute una dopo l’altra, in una successione logica. Tuttavia, nella versione definitiva, la narrazione cambia: il contenitore viene aperto mentre inizia la cardiectomia. Secondo l’avvocato Petruzzi, questa modifica incide profondamente sulla collocazione temporale degli eventi, alterando la percezione della dinamica operatoria e, di conseguenza, delle eventuali responsabilità. Il legale ha sottolineato come tale alterazione della cronologia sia incompatibile con la scheda anestesiologica e con l’orario di clampaggio aortico, elementi che dovrebbero fornire una registrazione oggettiva e inequivocabile dei fatti.