A 36 anni dall'omicidio di Simonetta Cesaroni, la sorella Paola Cesaroni torna a parlare del caso di via Poma. Il 7 agosto 1990, il ritrovamento del corpo di Simonetta diede il via a un mistero irrisolto. Paola Cesaroni solleva dubbi sulla scena del crimine, ipotizzando la presenza di qualcuno nascosto e la possibile pulizia di tracce di sangue.

Le sue osservazioni riguardano tre strisce di sangue che il suo compagno avrebbe visto dietro una porta nell'ufficio. Queste tracce, a suo dire, non sarebbero poi comparse nelle fotografie della Scientifica.

Questa discrepanza alimenta il dubbio che, al momento dell'ingresso, l'assassino o una persona incaricata di cancellare le prove potesse essere ancora presente. Paola Cesaroni suggerisce che le dimensioni dell'ufficio avrebbero permesso a qualcuno di nascondersi, attendendo che gli altri scendessero per completare la pulizia.

Le chiavi dell’appartamento e il comportamento della moglie del portiere

Ricorda anche il comportamento di Giuseppa De Luca, moglie del portiere dello stabile. La donna, inizialmente, avrebbe negato di possedere le chiavi dell'appartamento. Paola Cesaroni insistette.

All'arrivo della polizia, Giuseppa De Luca teneva le chiavi dietro la schiena, temporeggiando quando un agente gliele chiese.

Fu Paola Cesaroni a intervenire, indicandola con la frase: “Ce le ha lei”. Questo episodio, ancora oggi, rappresenta per Paola Cesaroni un interrogativo irrisolto.

La nuova indagine e il confronto sul DNA

Paola Cesaroni esprime fiducia e vede impegno nella nuova indagine della Procura. Mencionando il procuratore Lo Voi e il pm Lia, la sorella di Simonetta sottolinea gli sforzi attuali. Un dato operativo citato è la richiesta di confronto del DNA per circa 70 persone, per nuove piste e collegamenti con tracce biologiche.