Una consulenza medico-legale ha escluso negligenze da parte dei sanitari nell'inchiesta sulla morte di una 26enne all'ospedale San Martino di Genova. La giovane, identificata come Michela Z., è deceduta il 26 dicembre 2025 a causa di un'embolia polmonare, originata da una trombosi venosa profonda. I consulenti Paolo Cremonesi e Isabella Caristo, incaricati dalla pm Daniela Pischetola, hanno stabilito che la trombosi non risultava diagnosticabile sulla base dei sintomi riferiti dalla paziente al pronto soccorso. La perizia ha inoltre valutato come corretto il codice verde assegnato in base alle informazioni disponibili al momento del triage.
Il ricovero e il tragico epilogo al San Martino
Michela Z. si era presentata al pronto soccorso la mattina del 23 dicembre, lamentando un dolore al ginocchio che aveva collegato a una caduta avvenuta la sera precedente. Dopo il triage, durante il quale le era stato assegnato un codice verde, e una radiografia che non aveva evidenziato anomalie, la situazione è precipitata nel pomeriggio. La 26enne è stata trovata svenuta in bagno, colpita da un arresto cardiaco. I sanitari sono intervenuti prontamente per rianimarla, ma nonostante gli sforzi, il ricovero si è concluso con il decesso tre giorni dopo, il 26 dicembre.
La madre della giovane ha riferito agli inquirenti che il ginocchio era gonfio e dolente già da una settimana prima dell'incidente.
Tuttavia, questa circostanza cruciale non risulta essere stata registrata nella cartella clinica né menzionata durante la visita. I consulenti hanno sottolineato che, se tale informazione fosse stata fornita, avrebbe richiesto un inquadramento diagnostico più approfondito, potenzialmente alterando il percorso di cura.
Valutazioni su triage, visita e manovre di rianimazione
Nel fascicolo dell'inchiesta risultano indagati un infermiere, una specializzanda in ortopedia e una terza medica. La consulenza medico-legale, tuttavia, non ha riscontrato criticità nell'assegnazione del codice verde da parte dell'infermiere, giudicata coerente con i sintomi riferiti dalla paziente nella fase di triage. Allo stesso modo, non sono state individuate negligenze né nella visita ortopedica né nell'operato della medica che ha coordinato le complesse manovre di rianimazione.
Nonostante l'assenza di negligenze dirette, la documentazione clinica è stata definita dagli esperti come piuttosto sintetica. È stato evidenziato che alcuni parametri vitali fondamentali, tra cui la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e la saturazione, non risultano documentati. Sebbene la valutazione al triage sia stata descritta come incompleta, il codice a bassa urgenza è stato ritenuto comunque coerente con le informazioni disponibili in quel preciso momento, poiché il problema al ginocchio appariva, in prima battuta, di natura traumatica.
La causa del decesso: embolia polmonare
La consulenza ha confermato che il decesso di Michela Z. è direttamente collegato a un'embolia polmonare, la cui origine è stata rintracciata in una trombosi venosa profonda.
Nonostante alcune lacune nella documentazione, gli esperti hanno concluso che, sulla base dei dati clinici inizialmente presentati, la condizione fatale non era prevedibile, escludendo così la responsabilità dei sanitari coinvolti nell'assistenza.