Momenti di tensione e commozione hanno scandito la protesta degli agricoltori calabresi allo svincolo di Pizzo, in provincia di Vibo Valentia, lungo l’A2 Salerno-Reggio Calabria, il 1 ottobre 2026. La mobilitazione, scaturita contro il caro carburante e la crisi del settore, ha interessato l’accesso autostradale, dove le forze dell’ordine hanno impedito l’ingresso diretto alla carreggiata. Nonostante lo sbarramento, alcuni manifestanti hanno tentato di superarlo.
In un momento di forte impatto emotivo, un manifestante si è sdraiato sull’asfalto in lacrime, circondato da altri agricoltori, alcuni con le mani sul volto o abbracciati ai colleghi.
La scena si è svolta davanti al dispositivo di contenimento, che includeva agenti del XII Reparto mobile di Reggio Calabria, carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia e la Digos della Questura vibonese.
Il presidio a Pizzo: un punto focale della mobilitazione
L’accesso all’autostrada è stato contenuto, e sebbene il confronto sia rimasto teso, i funzionari presenti hanno mantenuto un dialogo costante con i manifestanti per evitare un’escalation. Lo svincolo di Pizzo è divenuto il punto principale della mobilitazione regionale, convogliando agricoltori da diversi presìdi già attivi in Calabria. L’area dell’accesso autostradale era animata da bandiere, striscioni e slogan.
La protesta era in corso da giorni in diverse aree della Calabria.
La mattina del 1 ottobre 2026, era atteso a Pizzo l’arrivo di altri agricoltori dal Crotonese, con numerosi trattori diretti al presidio. Nei giorni precedenti, la mobilitazione aveva già causato rallentamenti alla circolazione, con i trattori che raggiungevano lo svincolo e venivano spostati periodicamente per consentire il deflusso delle auto.
Le ragioni della protesta: una crisi multifattoriale
Gli agricoltori hanno evidenziato una crisi che va oltre il caro carburante. Le rivendicazioni comprendono gli elevati costi di produzione, i prezzi riconosciuti alle aziende agricole, i danni da fauna selvatica e la concorrenza dei prodotti esteri. Il nodo centrale della protesta riguarda la disparità tra le spese sostenute e il prezzo di vendita dei prodotti.