Un uomo di 56 anni è stato arrestato a Catania il 10 ottobre 2026, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Messina. L’operazione, condotta dagli agenti di polizia del commissariato di Acireale, si inserisce nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Messina che contesta i reati di minaccia e tentata estorsione, entrambi aggravati dall’utilizzo di un’arma da fuoco. Al centro della vicenda vi è un incontro avvenuto in uno studio legale, durante il quale l’indagato, in evidente stato di alterazione e mostrando una pistola, avrebbe preteso il pagamento di 100mila euro.

La somma sarebbe stata richiesta come risarcimento per una causa civile precedentemente persa, che lo aveva visto soccombente.

La richiesta di denaro, formulata in maniera perentoria, sarebbe stata accompagnata da gravi minacce rivolte ai professionisti presenti nello studio. L’uomo avrebbe chiaramente prospettato conseguenze violente nel caso in cui la somma di 100mila euro non fosse stata prontamente consegnata. Questa pretesa economica, direttamente collegata all’esito sfavorevole della controversia giudiziaria civile, costituisce il fulcro dell’accusa di tentata estorsione.

La registrazione audio come prova chiave

Un elemento probatorio di fondamentale importanza nell’inchiesta è rappresentato da una registrazione audio dell’incontro avvenuto nello studio legale.

Il materiale sonoro è stato acquisito dagli inquirenti, analizzato e successivamente trascritto. Secondo le risultanze investigative, tale registrazione ha permesso di documentare in modo inequivocabile il tenore delle minacce proferite e delle richieste economiche avanzate dall’indagato. L’elemento audio si configura quindi come una prova cruciale per la ricostruzione dettagliata delle frasi pronunciate, delle specifiche richieste di denaro e delle modalità intimidatorie con cui sarebbero state rivolte le minacce.

Le indagini condotte dalla Procura di Messina hanno inoltre portato alla luce ulteriori episodi di gravi minacce. Questi sarebbero stati manifestati dall’uomo in tempi precedenti e rivolti a diversi soggetti coinvolti, a vario titolo, nella medesima vicenda che aveva scatenato le sue pretese.

La procuratrice aggiunta di Messina, Assunta Musella, ha evidenziato un quadro di condotte reiterate. Le persone offese, secondo quanto ricostruito, sarebbero state accusate dall’indagato di presunto infedele patrocinio o di aver falsificato atti e documenti relativi alla causa civile.

Coinvolgimento di esponenti e la competenza dell'indagine

Tra i soggetti che figurano come persone offese nell’ambito di questa complessa inchiesta, sono stati identificati alcuni esponenti politici locali e, in particolare, un giudice del Tribunale di Catania. Quest’ultimo si era occupato della controversia civilistica che aveva visto l’uomo soccombente. La presenza di un magistrato di Catania tra le vittime ha radicato la competenza dell'indagine presso la Procura di Messina, come indicato dall'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Messina. L’uomo è stato condotto nel carcere di Catania, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.