A Dubai, il 9 ottobre 2026, la Procura degli Emirati Arabi Uniti ha rilasciato una dichiarazione ufficiale, rivelando che il copilota omanita di un volo Flydubai, la cui destinazione era Tel Aviv, stava attivamente pianificando un attacco suicida. L'obiettivo designato per questa azione sarebbe stato l'aeroporto Ben Gurion. L'individuo in questione, già al centro delle cronache a fine settembre per aver aggredito il pilota del medesimo volo, un episodio che aveva costretto l'aereo a un atterraggio di emergenza in Arabia Saudita, avrebbe confessato di essersi ispirato direttamente agli attentati dell'11 settembre 2001.
Il procuratore generale emiratino, Hamad Saif Al Shamsi, ha precisato che il sospettato “ha affermato di aver agito da solo, senza il coinvolgimento di altre persone”, una dichiarazione che è ora oggetto di approfondita verifica.
Le autorità emiratine, infatti, mantengono aperta e attiva l'indagine proprio su questo punto cruciale, ovvero la presunta azione solitaria del copilota. Al Shamsi ha ribadito che gli accertamenti proseguono con meticolosità “per verificare tale affermazione”, sottolineando l'importanza di accertare ogni dettaglio. Il fulcro dell'inchiesta e il dato più allarmante resta il presunto piano terroristico contro lo scalo israeliano, chiaramente indicato dalla procura come l'obiettivo primario dell'azione che avrebbe dovuto colpire il volo diretto a Tel Aviv, con conseguenze potenzialmente devastanti.
Il tentato dirottamento del volo FZ1073 e l'atterraggio forzato
Il collegamento aereo al centro di questa grave vicenda era il volo Flydubai FZ1073, decollato da Dubai e diretto a Tel Aviv il 30 settembre 2026. L'indagine condotta dalle autorità si concentra in particolare sul tentativo del copilota di prendere il controllo totale del velivolo con l'intento esplicito di farlo precipitare sull'aeroporto Ben Gurion. Il sospettato è stato formalmente identificato come un cittadino omanita di 29 anni. La ricostruzione dettagliata fornita dagli inquirenti colloca l'episodio più critico all'interno della cabina di pilotaggio, dove l'uomo avrebbe violentemente colpito il comandante utilizzando un'ascia di emergenza, un atto di estrema gravità che ha messo a repentaglio la sicurezza di tutti a bordo.
Durante i momenti concitati dell'incidente, un altro pilota, che si trovava a bordo come semplice passeggero, ha notato un comportamento anomalo e sospetto della porta della cabina di pilotaggio. La sua prontezza è stata fondamentale: dopo essere riuscito a entrare in cabina, con la collaborazione decisiva dell'equipaggio e l'aiuto di alcuni passeggeri, il sospettato è stato finalmente bloccato e immobilizzato. Il comandante, ferito nell'aggressione, ha potuto ricevere i primi e urgenti soccorsi. A seguito dell'accaduto, l'aereo è stato immediatamente deviato dalla sua rotta originale ed è riuscito ad atterrare in sicurezza all'aeroporto di Tabuk, situato in Arabia Saudita, scongiurando una potenziale tragedia.
Le motivazioni del copilota e il suo percorso di radicalizzazione
Gli accertamenti investigativi in corso hanno rivelato che il sospettato avrebbe dichiarato di aver intrapreso la carriera aeronautica con un obiettivo ben preciso e inquietante: quello di compiere un'azione terroristica di vasta portata, esplicitamente simile agli attacchi dell'11 settembre. Gli investigatori stanno ora approfondendo il suo percorso, collegando il processo di radicalizzazione dell'uomo a un periodo specifico, il 2017, quando studiava a Melbourne, in Australia. In quel frangente, sarebbe entrato in contatto con contenuti online di estremismo di is