Le recenti indagini condotte dai pm di Pavia sul controverso caso Garlasco stanno focalizzando l'attenzione su un intervallo temporale cruciale, di circa tre ore, verificatosi il 19 settembre 2007. In quel lasso di tempo, le analisi forensi relative al profilo genetico rinvenuto sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi subirono una trasformazione significativa: da un esito parziale, inizialmente non attribuibile, si giunse a un profilo pienamente compatibile con il DNA di Chiara Poggi. Gli accertamenti dei pm di Pavia, come emerge dagli atti, riguardano specificamente le analisi del 19 settembre 2007 sul campione prelevato dai pedali della bicicletta di Alberto Stasi.

Gli atti dell'inchiesta evidenziano con precisione questa fascia oraria, compresa tra le 15:34 e le 18:37, durante la quale il dato genetico del campione prelevato dai pedali mutò la sua natura tecnica, acquisendo un peso determinante nelle fasi iniziali delle investigazioni.

Il fulcro di questa nuova verifica investigativa ruota attorno al campione identificato con la sigla bu_p. Poco dopo le ore 15 del 19 settembre 2007, i primi esami effettuati su tale campione avevano restituito un "profilo parziale". Nei commenti associati al file contenente i risultati, era stata annotata la dicitura "evaporato" in riferimento a quel primo tracciato genetico. Il capitano del RIS, Alberto Marino, all'epoca responsabile degli accertamenti biologici, ha fornito spiegazioni ai pm, indicando che quel risultato iniziale necessitava di un approfondimento e di un miglioramento del dato per essere interpretato compiutamente.

Le anomalie nel passaggio del profilo genetico

A distanza di circa tre ore dal primo esame, si registrò l'ottenimento del profilo genetico della vittima. L'aggiunto Stefano Civardi ha evidenziato questo passaggio come un momento chiave che richiede chiarezza, ponendo specifiche domande al capitano Marino durante un interrogatorio avvenuto il 10 settembre. Il dato genetico acquisito in questa successiva fase venne poi ritenuto pienamente compatibile con il DNA di Chiara Poggi. È emerso inoltre che il giorno seguente a questi accertamenti furono registrate due "corse nulle", i cui risultati non vennero però messi a disposizione delle parti coinvolte nell'indagine.

Le attuali indagini condotte dalla Procura di Pavia ipotizzano la possibilità di irregolarità procedurali, tra cui un potenziale scambio di provette contenenti il DNA, in particolare con il campione prelevato dal cucchiaino della colazione di Chiara Poggi.

A sostegno di questa ipotesi, gli atti richiamano il fatto che la quantificazione del campione collegato al cucchiaino presentava la medesima indicazione in centesimi di nanogrammi per microlitri. Un ulteriore elemento di interesse è che il verbale degli accertamenti evidenzia come il caricamento del dato successivo non sia stato effettuato dal capitano Marino, come avvenuto per il precedente, bensì da un operatore identificato con la sigla "Port".

Il capitano Marino, nel corso delle sue dichiarazioni, ha riferito di non avere un ricordo preciso di molti passaggi operativi di quel periodo. Ha tuttavia indicato come presumibile una sua attività di ri-amplificazione del campione genetico, un processo tecnico finalizzato proprio a migliorare la qualità e la leggibilità del dato.

Per quanto riguarda il caricamento successivo del profilo, ha fatto riferimento a un collega, Portera, anch'egli ex RIS. Nella ricostruzione degli inquirenti, proprio questa delicata fase di gestione e analisi dei campioni rientra tra gli elementi principali oggetto di verifica e approfondimento nell'ambito delle nuove indagini.