La Procura di Taranto ha richiesto, il 26 ottobre 2026, gli arresti domiciliari per tre figure chiave nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte emissioni inquinanti dello stabilimento ex Ilva (ora Acciaierie d’Italia) nel periodo compreso tra il 2019 e il 2024. I destinatari della richiesta sono Lucia Morselli, già presidente del consiglio di amministrazione di Acciaierie d’Italia; Alessandro Labile, ex direttore dello stabilimento siderurgico; e Francesco Astorri, responsabile Ispra per la sezione di valutazione e controllo degli impianti di interesse strategico nazionale.

Nel medesimo procedimento, la Procura ha sollecitato anche l’applicazione di misure interdittive per altre dieci persone. L’ipotesi accusatoria centrale suggerisce che la gestione dell’impianto abbia privilegiato la produzione e i profitti a discapito della tutela ambientale. Tutti gli indagati hanno ricevuto l’avviso di interrogatorio preventivo, che si terrà davanti al giudice per le indagini preliminari (gip) Francesco Maccagnano, il quale dovrà ora valutare le richieste cautelari avanzate.

L’inchiesta e le accuse contestate

L’indagine è coordinata dai pubblici ministeri Mariano Buccoliero, Francesco Ciardo (attualmente in servizio presso la Procura di Lecce) e Francesco Sansobrino. Complessivamente, l’inchiesta coinvolge 28 persone fisiche e cinque società.

Otto degli indagati sono accusati, secondo l’impostazione della Procura, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro l’ambiente, l’incolumità pubblica e la pubblica amministrazione. Le richieste di misure cautelari sono ora al vaglio del gip.

Il procedimento si concentra specificamente sulle attività dello stabilimento siderurgico di Taranto e copre il quinquennio dal 2019 al 2024. Tra i soggetti per i quali sono stati chiesti gli arresti domiciliari figurano un’importante figura apicale dell’ex Ilva, un ex direttore dello stabilimento e un responsabile Ispra con compiti legati alla valutazione e al controllo degli impianti strategici nazionali. Il quadro accusatorio delineato dalla Procura si concentra sulle emissioni contestate e sulle modalità di gestione dell’impianto durante il periodo sotto esame.

Il dibattito sulle emissioni

Il tema delle emissioni dello stabilimento era già stato oggetto di attenzione il 25 ottobre 2026, quando una richiesta di informazioni era stata inviata da una rete civica. Tale richiesta mirava a ottenere chiarimenti sulle emissioni e sulle operazioni in corso nell’area dell’Altoforno 2, nonché sui controlli effettuati e sulla pubblicazione dei dati relativi agli inquinanti. La rete aveva sottolineato l’importanza di verifiche strumentali e di informazioni accessibili alla cittadinanza, evidenziando la necessità che Taranto non rimanga nell’incertezza riguardo a ciò che viene immesso nell’aria.