Gli olivicoltori hanno attuato una significativa mobilitazione il 13 ottobre 2026, bloccando il casello autostradale di Poggio Imperiale, nel Foggiano, sulla A14. L'interruzione ha interessato sia l'entrata che l'uscita dell'autostrada. I mezzi agricoli, principalmente trattori, si sono posizionati all'interno di un'area di sosta adiacente, mentre il presidio principale si è concentrato direttamente davanti alla barriera del casello. Sul posto erano presenti le forze dell'ordine, coordinate dal dirigente del commissariato di San Severo, il vice questore aggiunto Alessandro Tundo, per garantire l'ordine pubblico.
Rocco Romagnolo, referente del comitato promotore, ha confermato la protesta, evidenziando la profonda crisi che sta colpendo il comparto olivicolo. Romagnolo ha spiegato che la mobilitazione è partita da Carpino nelle prime ore della mattinata, per poi confluire al casello di Poggio Imperiale intorno alle 11.00. Al presidio si sono uniti anche autotrasportatori, che hanno sostato in segno di solidarietà e protesta, sottolineando come la crisi non sia isolata ma coinvolga più settori.
La mobilitazione si estende: presidi sulla statale 17 e ai caselli di Cerignola
La protesta non si è limitata al solo casello di Poggio Imperiale, ma ha coinvolto diverse altre zone della provincia di Foggia, con presidi simultanei.
Un gruppo di agricoltori e trasportatori provenienti da Lucera, riunitosi nel comitato agricoltori e trasportatori, ha organizzato un blocco lungo la statale 17, nel tratto che collega Lucera a Campobasso. Questa azione si è inserita nella più ampia giornata di mobilitazione, affiancando il blocco autostradale sulla A14 e ampliando la portata della protesta.
Antonio De Rosa, uno dei rappresentanti del comitato, ha consegnato presso la prefettura un'istanza urgente. Il documento richiedeva il riconoscimento dello stato di crisi per l'intero settore agricolo del territorio, una misura ritenuta indispensabile per l'accesso immediato a agevolazioni fiscali e previdenziali previste dalla normativa per le aree in emergenza socio-economica.
La richiesta includeva anche la proposta di istituire un fondo specifico per il ripristino delle finanze aziendali. Questo fondo prevedeva un contributo in conto capitale pari al 40% del fabbisogno, con il restante 60% da erogare tramite finanziamenti a tasso zero, strutturati con un piano di ammortamento quinquennale. La mobilitazione ha interessato anche i caselli di Cerignola Ovest ed Est, sebbene al momento della pubblicazione fossero indicati come regolarmente percorribili.