Luciano Donadio, un uomo di 60 anni, condannato in via definitiva a trent'anni di reclusione come figura di spicco del clan dei Casalesi operante a Eraclea, in provincia di Venezia, è risultato irreperibile. Le forze dell'ordine, presentatesi presso la sua abitazione con l'ordine di carcerazione, non lo hanno trovato. La notizia, diffusa l'8 ottobre 2026, evidenzia come Donadio non si sia presentato in alcun istituto penitenziario fino a tarda serata, rimanendo di fatto non rintracciabile.

La condanna a carico di Donadio è divenuta esecutiva a seguito della conferma in Cassazione dell'intero impianto accusatorio.

Questo ha cristallizzato le accuse contro il clan, attivo da quasi vent'anni sul litorale veneziano, dedito a estorsioni e minacce perpetrate con metodo mafioso. Contrariamente a Luciano Donadio, la maggior parte degli altri condannati si è consegnata spontaneamente presso diverse strutture carcerarie. Tra questi, Raffaele Buonanno, ritenuto il suo braccio destro, con una pena di 29 anni e sei mesi, si è costituito a Melfi, in provincia di Potenza. Anche Adriano Donadio, figlio del boss, è stato rintracciato e si trova attualmente a Padova.

La posizione della difesa

Il legale di Luciano Donadio, l'avvocato Dario Vannetiello, ha già preannunciato l'intenzione di intraprendere ulteriori iniziative giudiziarie in relazione a questa complessa vicenda.

Il difensore ha espresso una ferma lamentela, denunciando quella che definisce "una rilevante violazione del diritto di difesa". In particolare, Vannetiello sostiene che al suo assistito sia stata negata "la possibilità di ascoltare personalmente presso gli uffici della procura la miriade di intercettazioni all'interno del procedimento", un aspetto cruciale per la strategia difensiva. L'avvocato ha inoltre rivelato di essersi associato a un caso analogo attualmente pendente davanti alla Corte costituzionale, e attende con interesse la fissazione dell'udienza, sperando di trovare un elemento utile per una potenziale richiesta di revisione del processo. Non da ultimo, nel panorama delle azioni legali prospettate dalla difesa, figura anche la possibilità di un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo.

Gli ordini di carcerazione e le condanne

Nell'ambito della vasta operazione volta all'esecuzione delle condanne definitive, sono stati effettuati ben 24 arresti. Le operazioni hanno interessato diverse province italiane: Venezia, Caserta, Cosenza, Napoli, Potenza, Rovigo e Padova. Tali provvedimenti sono stati emessi dalla Procura generale della Repubblica di Venezia. Gli individui arrestati facevano parte del gruppo di imputati già condannati in appello nel giugno 2025, nell'ambito del complesso procedimento giudiziario che ha riguardato il clan dei Casalesi, profondamente radicato nel Veneto orientale, con particolare riferimento all'area di Eraclea. Le accuse contestate a vario titolo agli indagati includevano associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, riciclaggio, trasf