Le cinque cittadine italiane fermate in Cisgiordania sono state rimpatriate nella mattinata del 24 ottobre 2026. La Farnesina ha ufficializzato il loro rientro in Italia, avvenuto a seguito di un significativo e tempestivo intervento consolare che si è svolto nelle ore immediatamente precedenti la loro partenza. Funzionari dell’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv hanno incontrato le connazionali direttamente all’aeroporto, effettuando una visita consolare approfondita. Durante questo incontro, le cinque italiane sono apparse in buone condizioni fisiche, un dettaglio rassicurante comunicato dalle autorità.
La visita consolare si è tenuta all'interno della struttura aeroportuale, in un momento cruciale prima che le cittadine italiane intraprendessero il viaggio di ritorno verso l'Italia. Un aspetto fondamentale di questo incontro è stato il permesso concesso alle cinque donne di utilizzare i propri telefoni cellulari. Questa possibilità ha permesso a ciascuna di loro di avere un colloquio telefonico riservato, almeno una volta, con il proprio legale di fiducia. Tale dettaglio è stato esplicitamente menzionato nella comunicazione ufficiale diramata dalla Farnesina, che ha fornito un quadro dettagliato sia del rimpatrio sia delle condizioni in cui si trovavano le connazionali prima del loro effettivo rientro in patria.
Il contesto del fermo e l'assistenza consolare
L'episodio che ha portato al fermo delle cittadine italiane si era verificato nei giorni precedenti il loro rimpatrio. Le donne erano state fermate in Cisgiordania mentre stavano accompagnando agricoltori palestinesi impegnati nella cruciale e simbolica fase della raccolta delle olive. Questa attività, spesso oggetto di tensioni nella regione, era il contesto in cui si trovavano le italiane al momento del fermo. Dopo essere state bloccate, le cinque cittadine erano state condotte presso la stazione di polizia di Kiryat Arba, dove erano state sottoposte a interrogatorio. Durante questa fase iniziale della detenzione, i loro telefoni cellulari erano stati sequestrati.
Solo successivamente, e in presenza del funzionario consolare, i dispositivi sono stati restituiti e resi nuovamente utilizzabili durante la permanenza nella struttura aeroportuale, garantendo così un canale di comunicazione essenziale.
La comunicazione della Farnesina ha posto l'accento su tre elementi operativi fondamentali che hanno caratterizzato le ore conclusive della vicenda e il processo di rimpatrio. Questi includono la visita consolare, meticolosamente effettuata dal personale dell'Ambasciata d'Italia a Tel Aviv per verificare lo stato delle connazionali; le condizioni fisiche rassicuranti accertate durante l'incontro, che hanno confermato il loro benessere; e la possibilità garantita loro di effettuare contatti telefonici con i propri rappresentanti legali. Questi passaggi sono stati determinanti per assicurare il rispetto dei diritti e il benessere delle cittadine italiane prima del loro definitivo rientro in patria, concludendo così la vicenda.