Il piatto di Harvard- Ayurvedico combina l’approccio nutrizionale scientifico con la saggezza ayurvedica. Ecco come è strutturato e perché suscita interesse nutrizionale.

Negli ultimi anni è emerso un nuovo modo di coniugare la scienza dell’alimentazione con i principi della tradizione indiana: il Piatto di Harvard-Ayurvedico. Istituzioni come la Harvard T.H. Chan School of Public Health hanno sviluppato il “Healthy Eating Plate” per orientare le scelte alimentari in base alle evidenze scientifiche moderne; mentre l’Ayurveda, medicina tradizionale indiana, propone da millenni schemi alimentari personalizzati in base alla costituzione individuale (Dosha).

L’unione di questi due approcci ha portato alla formulazione di un modello che mira a un equilibrio nutrizionale integrato e sostenibile.

Cosa è il Piatto di Harvard-Ayurvedico

Il Piatto di Harvard-Ayurvedico è una rappresentazione visiva della dieta bilanciata, ispirata sia al Healthy Eating Plate sviluppato da Harvard per aiutare a migliorare la qualità dell’alimentazione quotidiana, sia ai principi ayurvedici di equilibrio degli alimenti in relazione alle caratteristiche individuali. Secondo Harvard, una corretta alimentazione include una varietà di nutrienti da fonti diverse e si concentra su cereali integrali, verdure di stagione, proteine sane e grassi utili, con porzioni bilanciate per favorire salute metabolica e benessere generale.

Questo modello è stato reinterpretato attraverso il prisma dell’Ayurveda, sviluppando un piatto che tiene conto anche delle esigenze digestivo-energetiche descritte nella tradizione indiana.

Come è composto

Il Piatto di Harvard-Ayurvedico è strutturato in sezioni, ognuna con un ruolo specifico:

  • Cereali integrali (1/4 del piatto): riso basmati, quinoa, miglio.
  • Proteine vegetali (1/4 del piatto): lenticchie, ceci, tofu, fagioli mung.
  • Verdure cotte e crude (1/2 del piatto): preferibilmente cotte al vapore o saltate con spezie ayurvediche.
  • Grassi “sani”: ghee, olio di sesamo o olio di cocco.
  • Spezie essenziali: curcuma, zenzero, cumino, finocchio, coriandolo.

Questa organizzazione riflette l’idea di un’alimentazione variata, ricca di fibre e nutrienti, con un equilibrio tra macro-componenti e un uso consapevole dei grassi e delle spezie.

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Approccio integrato: equilibrio e qualità

Il modello combina aspetti scientifici e tradizionali per favorire equilibrio e gratificazione:

  • Equilibrio nutrizionale: bilanciamento di carboidrati, proteine e grassi nell’ambito di una dieta varia e basata su cibi integrali.
  • Quantità e porzioni: porzioni controllate per favorire sazietà e leggerezza.
  • Qualità del cibo: predilige cibi freschi, non ultra-processati e alimenti considerati “sattvici” nella tradizione ayurvedica, ovvero nutrienti e benefici per la digestione.
  • Digestione: attenzione a fibre alimentari, basso indice glicemico e favorire un effetto equilibrato sul sistema digestivo.
  • Consapevolezza alimentare: promuove il “mindful eating”, ovvero un approccio attento al modo di mangiare.

Adattamenti secondo i Dosha

Una delle caratteristiche distintive dell’approccio ayurvedico è la personalizzazione in base alle costituzioni individuali (dosha): Vata, Pitta e Kapha.

Queste categorie, descritte nei testi classici dell’Ayurveda, sono associate a elementi naturali e influenzano preferenze alimentari e modalità di scelta degli ingredienti.

  • Vata (Aria + Etere)

Gli alimenti consigliati per le persone classificate come Vata includono cibi caldi, nutrienti e oleosi, mentre ingredienti freddi o secchi sono generalmente ridotti. Esempio di piatto: riso basmati, dhal di lenticchie rosse, verdure dolci cotte, ghee, zenzero.

  • Pitta (Fuoco + Acqua)

Per Pitta l’approccio tende a favorire cibi freschi ma non eccessivamente piccanti, con bilanciamento di sapori e uso moderato di spezie rinfrescanti.

  • Kapha (Terra + Acqua)

Per Kapha si privilegiano alimenti leggeri, meno grassi e riscaldanti, con maggiore uso di spezie “stimolanti” per favorire digestione e tono.

Esempio di piatto: quinoa, ceci tostati, cavolo, olio di senape, pepe nero.

Queste categorie non corrispondono a diagnosi mediche, ma rappresentano un metodo tradizionale per orientare le scelte alimentari in modo coerente con la visione ayurvedica.

Cosa dice la scienza moderna

Le linee guida nutrizionali contemporanee sottolineano l’importanza di un’alimentazione basata su cibi integrali, con un ampio apporto di verdure, legumi e fonti di grassi insaturi per la salute metabolica. Secondo Harvard, diete equilibrate di questo tipo sono associate a un minor rischio di malattie croniche e a un miglior controllo del peso corporeo.

Il ruolo delle spezie come curcuma, zenzero e cumino è oggetto di ricerche scientifiche che ne esplorano il profilo biochimico e l’effetto su processi fisiologici come la risposta infiammatoria o la digestione, seppur in studi preliminari o in modelli sperimentali.

Per esempio, composti presenti nella curcuma sono stati studiati per il loro potenziale ruolo nel metabolismo cellulare.

Il Ghee, come alimento ad alto contenuto di grassi saturi, è considerato dagli enti nutrizionali tradizionali un ingrediente da inserire con moderazione nell’ambito di una dieta complessivamente bilanciata.