Jean-Paul Belmondo che guida con la sigaretta inbocca e guardando verso la macchina da presa parla con glispettatori: non era mai successo prima.



Manon è la sola innovazione che troviamo in "À bout de souffle": sceneggiatura praticamenteinesistente (tanto che si ricorre spesso all'improvvisazione,all'ispirazione del momento del regista Jean-Luc Godard e degliattori); dedica iniziale ai film di "serie B", ossia queifilm girati in un arco molto limitato di tempo, con un budget esiguoe utilizzando i materiali occorsi per i colossal o comunque per filmpiù costosi, impiegando attori poco conosciuti (spesso amici delregista o addirittura presi dalla strada); l'essere il protagonistaun antieroe, di certo un personaggio non rientrante nei canoni delcinema americano classico, abituato appunto a protagonisti checostituiscono un modello positivo, per volontà stessa del governoamericano che in questo modo cercava di far passare modelli fasulli,ma utili al proprio tornaconto: Michel, da ladro e truffatore, sitrasforma anche in assassino nel momento in cui uccide il poliziottoche lo sta inseguendo per il furto di un'auto - durante il film eglinon mostra alcun segno di pentimento, anzi, continua a rubare auto edenaro, fino al triste epilogo, ossia lamorte di Michel, altro elemento estraneo al cinema classico chevedeva sempre trionfare i valori della figura principale delfilm.

Propriola dissolutezza e morte del protagonista possono essere lette comeuna critica al sistema culturale occidentale prevalente, e anche alcinema tradizionale: Michel imita Humphrey Bogart, il gangster delcinema e la stella per eccellenza, ma questo suo modo di fare lungidal renderlo vincente lo porterà a una brutta fine. In altre paroleGodard riporta tutti con i piedi per terra, distingue tra la realtàe la finzione, attraverso la rappresentazione dello "splendoredel vero".