La felicità è il tema dell'esperienza umana, inafferrabile sfugge, passa ed è fatta di attimi brevi non posseduti. Nell'attimo, l'infinito e la felicità per l'uomo che si sente felice nella sua esperienza. Nel libro "La felicità", l'autore S. Natoli, professore di filosofia teoretica, coglie la felicità come "luogo di esperienza e insieme come idea" dell'uomo "situato in un mondo che decide della percezione e del significato della sua felicità".

Per l'autore scrivere della felicità "riguarda i modi del sentirsi felici e le risorse dell'io". Nella ricerca dell'autore sulla felicità si evidenzia il tentativo di raccogliere spunti salienti comuni tra esperienze personali, visioni generali e filosofia morale, su un tema dibattuto e che ha sempre interrogato l'uomo in ogni epoca.

La ricerca della felicità per l'uomo è motivo di vita, di affanno quotidiano e ordinario benessere difeso a denti stretti.

Lo scopo dell'autore è fornire al lettore una mappa per muovere con più coscienza le sue azioni lungo il personale cammino verso la felicità. Fornire uno specchio in cui meglio vedersi e riflettere l'attuale stato d'animo che influenza la nostra quotidianità e un libro in cui racchiudere un pensiero di felicità che non si esprime nel solo attimo ma coinvolge la vita intera dell'uomo "che sa modulare i ritmi dell'esistenza, in mezzo a dolori e gioie sa trovare, a tempo, la misura".

I tratti salienti della felicità duratura sono espressi da salute, armonia ed equilibrio, il tutto condito da una mente serena e poco incline all'allegria sfrenata. In questo saggio il lettore può trovare le linee essenziali di un'idea della felicità secondo i modi conosciuti per sentirsi felici.

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Bisogna interrogarsi sulle risorse di cui ognuno di noi dispone in parte consapevolmente per arrivare a concepire una sua "felicità possibile".

Secondo l'autore, la felicità si coltiva meglio "se si riesce a guardare con occhio straordinario ciò che è semplice, ordinario e comune". L'esperienza della felicità che l'uomo merita sarà frutto, inoltre, del suo imparare a ringraziare per ciò che ha, "felice di vivere padrone di sé", e "fedele al presente nel qui e ora cerca la sua soddisfazione". Nel testo si parla di strategie di felicità, modalità di sentirsi felici, esperienze frammentarie di felicità, stati mentali e natura dell'affetto, piacere, godimento e soddisfazione, gioie dei sensi, spirito e quiete.

Filosofare sulla felicità ha senso se dopo aver letto testi come questi il lettore avrà maturato un migliore senso di responsabilità nel definire la sua pratica per sentirsi felice, slegato dal significato attribuito dalla massa e indipendente dalle effimere gioie futili e inutili propinate dal consumismo.

Wittgenstein, citato nel libro, affermava nei suoi scritti che "la buona coscienza è la felicità procurata dalla vita di conoscenza (vita felice nonostante le miserie del mondo)".

L'esperienza della felicità, per l'autore, procura uno stato di soddisfazione della propria pienezza, e godimento di "un'illuminata espansione di sé". C'è sempre tanto da imparare per ricalibrare il personale pensiero sulla felicità e definire la sua esperienza come uno stato della mente piuttosto che demandarla a un fatto fuori dall'uomo. La felicità dura di più se è determinata dal "carattere proprio e interno del sentimento" dell'uomo.