Scicli è una cittadina di barocca bellezza, che si erge maestosa in provincia di Ragusa, tra colori, paesaggi e scenografie che richiamano alla memoria antichi fasti. Già set televisivo per le vicende del Commissario Montalbano, il centro siciliano ha visto rivivere la toccante storia di un cane che aveva scelto proprio questo luogo come sua dimora. Emozioni e commozioni riprendono forma attraverso "Italo", un film dai toni toccanti, ironici, teneri e grotteschi, realizzato dall'ingegno della regista modicana Alessia Scarso.

La pellicola, presentata in anteprima in Canada e il 15 giugno al Taormina Film Festival, ha conquistato i suoi spettatori, strappando loro lunghi e sentiti applausi.

A prestare il volto ai protagonisti del film sono stati Marco Bocci, Elena Radonicich e Barbara Tabita. Nel cast, tra gli altri, anche i bravi Tuccio Musumeci e Lucia Sardo.

Il film porta in scena una vicenda che ha lasciato il segno. È il 2006 quando, sulla via Mormino Penna, sita nel centro storico di Scicli, patrimonio UNESCO, comincia a farsi vedere un meticcio simile ad un labrador, color miele, affamato e sporco.

La gente, inizialmente, lo caccia: il randagismo, in quella zona, è diventato un serio problema. Ma il nuovo arrivato non ha alcuna intenzione di andarsene e sceglie proprio quella via come sua nuova casa. Nessuno sa da dove provenga: c'è chi suppone che sia rimasto senza nessuno al mondo dopo la morte di un anziano padrone, c'è chi pensa che sia stato abbandonato.

È un cane fuori dall'ordinario e lo si capisce sin da subito: Italo, questo il nome che gli viene dato, comincia a recarsi a messa e a presenziare ad ogni funzione religiosa.

Il parroco, dapprincipio indignato, mette fuori dalla chiesa un cartello con su scritto 'È vietato ai cani entrare': ma Italo non sa leggere e continua a presentarsi impavido nel luogo sacro. Il parroco si rassegna: in fondo, il cane è tranquillo e non fa male a nessuno.

Giorno dopo giorno, l'animale conquista il cuore dei cittadini: in processione accompagna preti ed autorità, presenzia alle sagre, partecipa ai matrimoni, conduce i numerosi e stupefatti turisti davanti alle chiese e ai monumenti simbolo di Scicli.

E quando un giovane di 31 anni perde tragicamente la vita, non abbandona nemmeno per un attimo la veglia funebre, si fa trovare con assoluta puntualità davanti alla chiesa per il funerale, cammina davanti alla bara.

Italo diventa anche coraggioso paladino di una cameriera: ogni sera l'aspetta all'uscita del locale dove lavora e la scorta sino a casa. È il beniamino dei bambini, sale sul palco durante la festa della Madonna delle Milizie, va al cinema, entra in scena mentre Beppe Fiorello gira uno spot, elude ogni sorveglianza e prende parte a qualsiasi evento, religioso o mondano che sia.

Italo c'è sempre. Leggenda e realtà si fondono: si dice che il cane sia la reincarnazione di qualcuno che ha amato Scicli. In ogni caso, è come se fosse 'diversamente umano'.

Ormai cittadino onorario, benvoluto e rispettato, muore nel 2011 a causa di un'insufficienza renale. Il suo funerale si svolge in segreto, per evitare un sicuro blocco della città. Viene seppellito nella Villa Comunale. 

Il film diventa scrigno di verità e di sentimento e ci regala, tra sorrisi e lacrime,  un nuovo Hachiko:  il rapporto tra Italo e Carmelo, il suo padroncino, fa da sfondo a storie che si snodano tra emarginazione e pregiudizi, solitudine e stereotipi, atteggiamenti grotteschi degli adulti e sensibilità dei bambini. 

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