Una voce costante, altera e domestica, non perturbabile da mode,incontaminata da tendenze. Una voce lirica che la critica letteraria definì atemporale. La voce della poesia di Maria LuisaSpazianida Torino, classe 1912, si è spenta il 30 giugno 2014. Di agiata famiglia borghese, sviluppògiovanissima capacità elaborative di linguaggio singolari con cui solcò i tempidel Paese, interpretando il Novecento, le sue tragedie e le sueconquiste.

La sua poesia attivò approcci ermeneutici, pervasi da improvvisimicro-flussi di ironia e geometrici lampi di concetto. 

Diresse - giovanissima - la rivista Il dado, debuttando nel 1954 con laraccolta “Le acque del sabato”. Tra le sue numerose opere, s’elencano: “Lunalombarda” del 1959, “L’occhio del ciclone” del 1970, “Transito con catene” del1977, “Geometria del disordine» del 1981 - che le varrà il Premio Viareggio -, “I fastidell’ortica” del 1996, “La luna è già alta” del 2006.

Magistrali furono il suo poema teatrale “Giovanna d’Arco”, pubblicato nel 1990 e i numerosi saggidedicati all’amatissimo Proust, a Ronsard e a Racine.Molte le sue traduzioni dal francese, sia di classici che di contemporanei, tra i quali testi diCocteau, Toulet, Gide e Yourcenar

Fu docente di Letteratura francese all’Università di Messina; visse a Parigi, Milano, dunque a Roma.Nel 1949 conobbe Eugenio Montale a una conferenza presso Torino; tale incontro generò un lungo sodalizio intellettuale, tessuto da un rapportoepistolare intensissimo.

Nel 1958, Spaziani sposò lo studioso Elémire Zolla, da cui si divise pocopiù tardi; ne raccontò nella raccolta dal titolo “La traversata dell’oasi” del2002, taluni episodi sentimentali distintivi, con semplice e fresca conduzionenarrativa.

Fu attivissima attrice sullo stage culturale italiano,anche fondando nel 1978 e poi presiedendo sin dal 1982 il CentroInternazionale Eugenio Montale, attualmente Universitas Montaliana, nonché del PremioMontale di poesia. L’editrice Mondadori ha onorato la sua Arte nel 2012con un Meridiano dedicato alle sue opere.

Fu candidata al Premio Nobel per laLetteratura negli anni 1990, 1992 e 1997.

Un’opera - quella della Spaziani - che si è confrontata col quotidiano, creando un’elastica connessione tra tradizionee modernità, radici e vissuto. I toni alti e raffinati, sovente si coniugano tra essi informe colloquiali; talvolta con modalità diaristiche, in un'elaborazione di poetica sottile comedi teoretica profonda, circa il senso e il ruolo della poesia nella contemporaneità,come d’una sua imprescindibilità nell’esistenza, in quanto luogo di libertàespressiva e di riscatto estetico.

Muovendoda forme espressive di scaturigini ermetiche, sapientemente unite a un simbolismo di marca montaliana, Spaziani tese - nella suaininterrotta attività poetica, giornalistica e aforistica - all’invenzione diun linguaggio soffuso di visioni cosmiche, vascolarizzato da afflussimetafisici, strutturato da espressioni asciutte ma al contempo liricamenteestese. Percettiva, indagatrice, meditativa e visionaria sino all’onirico,l’espressione lirica di Maria Luisa Spaziani fu di sonorità assoluta, destinata dunque a cristallizzarsi nel tempo come imperitura.

“È così perfetta l'attesa (ol'intesa) 
che sarà peccato trasformarla in parole.
 Dovremmo preferire allavita il silenzio
 anche se questo silenzio è quintessenza della vita?”

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