Che cosa significa oggi Anna Frank? A chiederselo è il regista croato Jakov Sedlar, nel documentario che egli ha appena finito di girare insieme al figlio Dominic a Gaza,e che avrà per titolo proprio la domanda di partenza. Anna aveva appena 15 anni quando venne arrestata dalle SS il 4 agosto del 1944: l'anno seguente morirà di tifo nel campo di Bergen-Belsen, qualche mese prima dell'arrivo delle truppe britanniche e canadesi. La sua storia rimane ancora oggi la più struggente accusa dei crimini perpetrati dai nazisti. Ma la novità della rievocazione di Sedlar sta proprio nel contesto nel quale ripropone la riflessione sul Diario. Saranno sei le attrici palestinesi ad interpretare Anna, e la location certo non mancherà di stupire il pubblico: Sedlar e i suoi hanno girato il documentario a Gaza e filmato i bombardamenti israeliani.

Le ultime scene del film, racconta il regista croato, sono riprese reali di quanto stava accadendo a Gaza nei primi giorni di scontri. L'obiettivo è raccontare il dramma di Anna Frank al pubblico arabo, ma è chiaro che la provocazione culturale di Sedlar va ben oltre. Il progetto nasce da un'idea del produttore israeliano Jaacov Agmon che da sempre ha coltivato il sogno di realizzare una versione araba del Diario di Anna Franck, da rappresentare nel suo Arab Hebrew Theater, che egli stesso ha fondato a Jaffa.

Il film intreccia la vicenda di Anna con conversazioni di giovani palestinesi; alcune scene sono girate in aule scolastiche di Gaza e Ramallah, dove i ragazzi raccontano se stessi, i loro amori, sogni e progetti, gli stessi argomenti di cui parla Anna nel suo Diario, insieme alla guerra, lo sterminio, l'intolleranza.

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Sedlar sta lavorando al post produzione del documentario che dovrebbe terminare per fine settembre: poi bisognerà cercare una casa di distribuzione e lanciare il film nelle sale di gran parte dei paesi arabi. Il sogno sarebbe proiettare la prima a Teheran, per sottolinearne l'importanza in tutto il mondo islamico. Sperando che possa travalicarne i confini.