Sulla questione del blocco all'uso di armi sceniche nei film e nelle serie d'azione negli ultimi giorni si è scritto molto. La notizia è stata addirittura strumentalizzata politicamente per attribuire al ministro Alfano delle responsabilità che, almeno stavolta, proprio non ha. Ma la faccenda ha sollevato comunque un gran polverone e fortunatamente, questa mattina, il presidente dell'ANICA Stefano Balassone ha annunciato ai microfoni di Radio24 che il ministero avrebbe disposto una proroga fino alla fine del 2015 per consentire la risoluzione definitiva del problema.

Sarà il caso però di spiegare un po' meglio come stiano effettivamente le cose.

Come già detto i problemi sono sorti con l'entrata in vigore nel 2011 del Dlgs 204/2010. Tale decreto, di cui si viene a conoscenza in questi giorni solo relativamente alle questioni "cinematografiche", ha avuto in realtà una portata molto più ampia e, assieme al suo correttivo Dlgs 121/2013, ha causato non pochi problemi ad altri comparti legati alle armi. Difatti i due provvedimenti, senza alcuna necessità reale di tutela della Pubblica Sicurezza, hanno apportato modifiche importanti alla legislazione vigente introducendo uno spropositato carico di oneri burocratici, divieti e regolamentazioni a numerosi settori, primi tra tutti quello sportivo e secondariamente quello produttivo.

La questione delle armi sceniche è quindi solo uno dei danni apportati da un legislatore profondamente ignorante e alieno ai problemi di cui pretende di occuparsi.

Il fatto poi veramente scandaloso è che, proprio sulle armi sceniche (ma ugualmente sul resto dei due decreti citati), le prescrizioni tecniche adottate dal ministero dell'interno siano state individuate da una commissione specializzata esclusivamente in armi (la Commissione Consultiva Centrale per il Controllo delle Armi, oggi soppressa) i cui membri, teoricamente i massimi esperti disponibili, non hanno saputo individuare nulla di meglio che procedure inapplicabili, sia per questioni di complessità operativa che per il fatto che tali procedure in molti casi causerebbero danni estetici ed impedirebbero il funzionamento dell'arma modificata!

Non a caso le imprese del settore non hanno trovato armaioli in grado di eseguire la procedura senza compromettere le armi.

Quello infine che lascia perplessi è la soluzione prospettata. Sembrerebbe infatti, sebbene non confermato, che il ministero voglia ritardare l'applicazione della norma a monte di tutto questo pasticcio tramite decreto o circolare.

C'è solo un piccolo problema: così non è possibile. Difatti il termine scaduto il 5 novembre scorso era stabilito da un decreto legislativo (121/2013), il quale ha rango di legge ordinaria, e non può essere scavalcato da un semplice decreto ministeriale né tanto meno da una circolare. La proroga risulterebbe dunque illegittima e ci si troverebbe quindi nella situazione in cui il ministero non richiederà agli operatori l'applicazione della legge, ma un qualsiasi altro organo (ad esempio la magistratura) potrà invece perseguire e punire penalmente i trasgressori, sebbene in buona fede. L'unico modo di risolvere definitivamente la faccenda è intervenendo sulla legge con una norma di rango adeguato.

Che dire? La penosa vicenda si mostra esempio perfetto di inutili problemi all'italiana seguiti da inappropriate soluzioni all'italiana. Nell'Italia in cui nulla funziona ancora una volta hanno vinto i burocrati.

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