La Grande Mela sotto vari punti di vista. Questo potrebbe essere l’ideale sottotitolo di New York Stories, la raccolta di storie newyorkesi edita da Einaudi Editore, la casa editrice torinese da qualche anno acquisita o, se preferite, assorbita dal “colosso di Segrate”. Il libro è curato da Paolo Cognetti, ancor giovane scrittore, appartenente alla scuderia di Minimum fax, che da anni ormai, come ci informa il secondo risvolto di copertina del volume, “esplora le strade e le storie della Grande Mela”.

La raccolta è suddivisa in cinque sezioni aventi come titolo: Gli anni ruggenti, La grande migrazione, I love NY, L’età ribelle e, dulcis (si fa per dire dato il titolo di quest’ultima sezione) in fundo, Luminosa decadenza di New York.

New York vista attraverso gli occhi di alcuni dei maggiori scrittori

Questo volume, oltre che un libro da leggere e godere dalla prima all’ultima pagina, rappresenta per i lettori una preziosa “bussola” da poter utilizzare per il proprio personale viaggio.

Le storie in esso presenti portano le firme di alcuni dei maggiori scrittori giornalisti che abbiano calcato la scena letteraria e giornalistica del secolo breve, e la platea dei prescelti da Cognetti è alquanto vasta. Si va da Francis Scott Fitzgerald, al quale il curatore ha riservato l’onere e l’onore di aprire il volume, a Dorothy Parker, la scrittrice che sosteneva che le più belle parole che si potessero leggere fossero “Si allega assegno”.

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Del gruppo di coautori del libro fanno parte anche Joan Didion, una delle eterne deluse del Premio Nobel per la Letteratura, Truman Capote, il quale a New York ha ambientato, tra gli altri, quel piccolo capolavoro che è “Colazione da Tiffany”, John Cheever e Richard Yates, l’autore, per fare solo un titolo, del romanzo “Revolutionary Road”. La lista sarebbe ancora lunga, ma abbiamo scelto questi perché li riteniamo quelli di maggior peso e caratura.

La Grande Mela raccontata dai nostri connazionali

Tra i racconti e gli articoli che compongono “New York Stories” ve ne sono anche tre usciti dalla penna di scrittori e giornalisti nostrani. Per la precisione, i racconti in questione sono: “Italo-americani” di Mario Soldati, “Interni a Manhattan” di Mario Maffi e “Un marxista a New York” di Oriana Fallaci. L’ordine nel quale abbiamo scelto di citare questi contributi non segue la scaletta dettata dall’indice, essendo lo scritto della Fallaci precedente rispetto a quello di Maffi.

Abbiamo preferito citare per ultima la scrittrice e giornalista toscana per una scelta non certo dettata da mancanza di cavalleria o di rispetto per la grande penna fiorentina. Infatti, abbiamo preferito chiudere l’elenco di contributi nostrani con “Un marxista a New York”, intervista realizzata dalla Fallaci a Pier Paolo Pasolini che ci mostra un volto insolito e inaspettato del regista, scrittore e poeta friulano.

Questo stesso “pezzo” è stato recentemente inserito nella raccolta fallaciana dedicata a Pasolini, intitolata “Pasolini un uomo scomodo”, edita sul finire del mese d’ottobre scorso da Rizzoli.

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