La radio e la tv dell’Italia post-berlusconiana le mette al bando, ma nelle piantagioni dell’indie sopravvivono e schiudono boccioli di rara bellezza, emanando quel profumo intenso e inebriante che è proprio dell’arte più pura. Parliamo di Pilar e Dajana: cantautrici e cantattrici di nuova generazione, dalla caratura eccelsa e dal fascino ammaliante.

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1) Nella contemporaneità musicale italiana cos’è che più divide le cantanti di nicchia dalle cantanti popolari?

Pilar: Sono diverse le proporzioni di numeri e di visibilità ma esistono vantaggi e svantaggi da ambo le parti. Esistono anche cose per le quali il rapporto tra le due parti si inverte, ad esempio: nel “mainstream” la libertà di un artista è troppo spesso di nicchia, mentre nella nicchia risulta sempre popolare.

Dajana: Il pubblico, perché per quanto mi riguarda sono artiste entrambe.

Dajana e Pilar: i rispettivi nuovi album sono "Un vecchio noir" e "L'amore è dove vivo"
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Un esempio? Mannarino. Lui fa sempre la sua di musica, ma un tempo era di nicchia e suonava per un pubblico ridotto. Che cosa è cambiato? Sicuramente in lui c’è stata una crescita, ma nel genere è rimasto tale. L’unica differenza è che il pubblico ha imparato a conoscerlo ed ora i suoi concerti hanno bisogno di molto più spazio.

2) Sono tre le forme d’espressione che prediligi: canto, scrittura e recitazione. Quando e come ti sei avvicinata a ciascuna di esse e in quale ti senti più a tuo agio?

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Pilar: È stata un’attrazione subitanea, da quando ero davvero molto piccola. Amo l’espressività in tutte le sue forme e in ognuna trovo una parte autentica di me.

Dajana: La recitazione è la più completa ed è quella che ho amato di più, non l’ho mai detto! Oggi mi ritrovo dentro a delle parole che formano dei pensieri, i miei. Quelli più profondi, riflessivi e quelli invece di ogni giorno, e non vedo l’ora di comunicare tutto ciò che vivo… Il canto è sempre dentro di me, è il mio strumento che non mi abbandona mai.

3) Quale ascolto e quale incontro hanno maggiormente forgiato la tua essenza artistica?

Pilar: Direi che tutti gli incontri avuti con la musica e con la poesia negli anni dell’infanzia mi hanno indelebilmente segnato.

Dajana: Ascoltando sicuramente Lucio Dalla nei miei anni bolognesi, e poi in seguito la fortunatissima collaborazione con lui. È un’esperienza che non dimenticherò mai, in quell’occasione lui mi diede dei consigli preziosi che ancora oggi ne faccio tesoro.

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4) Le cantanti-attrici come te hanno un peso artistico diverso, se non maggiore. Parlaci di quelle che più ammiri.

Pilar: Tutte le cantanti sono sempre un po’ attrici, quando si è interpreti è inevitabile. La Vanoni iniziò con Strelher, come attrice. Ute Lemper forse è l’artista che in questo ambito stimo di più, ma quando Patti Smith declama i suoi versi nelle canzoni non è certo da meno!

Dajana: Mi è piaciuta tantissimo e non me l’aspettavo Beyoncé nell’interpretazione di Etta James in “Cadillac Records”.

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Divina!

5) Qual è il film a tematica omosessuale che più ti è piaciuto? E il regista per cui ti piacerebbe recitare?

Pilar: Ho partecipato in un cammeo a un film bellissimo uscito lo scorso anno, “Più buio di mezzanotte”, che affronta varie tematiche legate all’omosessualità e al concetto di identità in generale. Il regista è Sebastiano Riso, che è anche un caro amico. Per quanto mi riguarda punto su di lui. Ha grande talento.

Dajana: Forse più di uno… Comunque i primi due nella mia classifica sono: “Philadelphia” e “Le fate ignoranti”. Ho letto da qualche parte che Gabriele Muccino sta girando un film e ci sarà una storia gay all’interno… Io lo adoro, mi piace tanto e sarebbe bellissimo recitare in un suo film, ma ti dico di più, magari un mio brano come colonna sonora, non mi dispiacerebbe proprio!

 

 

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