Oggi fa gli anni uno dei più grandi attori viventi: Daniel Day Lewis, conosciuto per aver interpretato film celebri come "L'ultimo dei mohicani", "Gangs of New York" e "Lincoln", con quest'ultimo ha vinto il suo terzo Premio Oscar nel 2012, impresa che finora è riuscita solo a lui.

Una filmografia ristretta, ma di qualità

L'attore irlandese è conosciuto per la sua forte selettività dei film a cui partecipa, infatti ha lavorato in meno di trenta pellicole in venti anni di attività.

Ma di sicuro quei film hanno avuto una marcia in più avendo lui nell'obbiettivo della cinepresa. Tra i migliori titoli possiamo citare "Il mio piede sinistro", dove conquistò il suo primo Oscar grazie ad una performance impressionante: impersonò il talentuoso pittore Christy Brown, che per colpa di un grave handicap fisico riusciva a dipingere solo con il piede citato nel titolo; segue poi un'altra meravigliosa prova in "Nel nome del padre", interpretando la vittima di un errore giudiziario; il regista irlandese Jim Sheridan che lo diresse nel dramma, lo rivolle per il pugilistico "The Boxer" del 1997.

La sua breve filmografia è causata soprattutto dai suoi lunghi periodi di pausa, come ad esempio quello avvenuto tra il 1997 e il 2001, il quale era stato deciso per uscire dal pressante star system che soffocava la sua privacy, alla quale Day Lewis tiene davvero tanto, arrivando addirittura a pensare di lasciare il Cinema. Ci penserà il regista Martin Scorsese a farlo ritornare con l'epico e storico "Gangs of New York", di cui rimarrà impresso l'accattivante villain interpretato da Day Lewis "Bill il Macellaio".

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Altri cinque anni di pausa e nel 2007 tira fuori dal cilindro quella che forse è la miglior interpretazione del suo curriculum: l'avido Daniel Plainview del drammatico "Il Petroliere", diretto da Paul Thomas Anderson, personaggio che rappresenta appieno i vizi e l'avidità della nascente America capitalistica, e che gli regalerà il suo secondo Oscar. Poi c'è l'ultima pausa, quella che è in corso ancora oggi e che dura da ormai 4 anni, ossia dall'ultimo film che ha fatto, "Lincoln", pellicola diretta da Spielberg in cui impersona il popolare presidente americano.

Il metodo "Day Lewis"

Le capacità straordinarie di questo attore, oltre ad esser state ben allenate sul palco teatrale, nascono dal suo metodo di recitazione, avvicinabile a quello che insegnò Lee Strasberg a gente come Robert De Niro e Pacino, ma molto più portato all'eccesso. Day Lewis s'immedesima così tanto nei personaggi che interpreta, che alla fine diventa uguale ad essi, e per farlo, di solito, si prende mesi e mesi di tempo che passa in competa solitudine, usandoli per studiare ed assimilare i comportamenti e pensieri dei personaggi che interpreta; dichiarando che bisogna prendere le stesse prospettive e visioni dei caratteri che si impersonano.

Si narra che ai tempi delle riprese di "Lincoln", l'attore intimò a tutta la troupè di chiamarlo "presidente", in modo da entrare più a fondo possibile nel ruolo. Oppure, in precedenza, nel ruolo di "Bill il macellaio" imparò veramente ad affettare la carne e a parlare con un accento newyorkese per tutta la lavorazione del film; e in "Il mio piede sinistro" non si alzò mai dalla sedia a rotelle, proprio per rimanere nei panni del pittore, e chiedeva di essere imboccato come se avesse realmente l'handicap dell'artista su cui è stato fatto il biopic. 

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