Bellissimo allestimento al Maxxi, finalmente qualcosa che può far ricordare la Biennale di Venezia nella Capitale, per anni rimasta succube delle varie tendenze particolaristiche, di questo o quel curatore internazionale. Saliti all’ultimo piano veniamo accolti in una sala buia, illuminata parzialmente da uno schermo di circa 30 metri di lunghezza e tre di altezza, sul quale vengono proiettate forme e colori in movimento.

C’è una forma in particolare che viene prediletta, qualcosa di simile a quella che poterebbe far ricordare il Capogrossi degli anni ’70, una specie di ‘E’ che poi veniva ripetuta un po' ovunque e la cui sorte aveva il potere di evocare le vicende di ogni singolo uomo nella società. Il tutto ridotto ad alfabeto sconosciuto, sintetizzato in un primordiale segno “a pettine”, ripetuto ossessivamente nelle sue quasi infinite combinazioni. Anche in questo caso nelle animazioni balza all’occhio questa piccola foglia tricipite che combinandosi crea dei cerchi e altre forme in movimento.

Poche notizie biografiche

Ma non è tutto: l’artistaShahzia Sikander arriva a dipingere in maniera tradizionale, su carta o supporti simili preparati, dove intreccia forme figurative come il classico autoritratto, oggetti e paesaggi del Pakistan, lontanamente collegati all’Arte occidentale da collocazioni e allestimenti delle singole opere forse di lontana derivazione surrealista. In effetti è necessario sapere qualcosa della biografia dell’artista sebbene il tutto faccia pensare a una ‘extracomunitaria’ di nobili natali.

Non si sa molto in verità di questa artista pare pakistana naturalizzata statunitense, né sul materiale informativo presente in sala né in rete. Si capisce che ha studiato miniatura a Lahore in Pakistan, per poi proseguire -come per miracolo- la sua attività negli Stati Uniti. Comunque il lavoro è interessante e se è ancora permesso dirlo, sembra velato di una sua bellezza. Interessante anche il parallelismo -non formalizzato nella mostra ma percepibile indirettamente- tra Zaha Adid e l’artista visto che sono accomunate da una vicenda biografica simile.

Il nuovo corso della cultura Capitale?

Sembra ridefinirsi il panorama degli articolati intrecci culturali della Capitale. Con la galleria del Portico d'Ottavia che sembra aver dettato la linea, in assenza di una proposta culturale statale di rilevanza, accompagnata dall'assenza endemica di un progetto culturale romano e nazionale valido, situazione che, fin dai tempi della nomina di Giovanna Melandri alla direzione del Maxxi, è rimasta pressochè la stessa.

Non rimane che accettare la situazione e nutrire fiducia in Valentina Bonomo, principale sponsor dell'artista in Italia.

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