Sono più di qualche centinaio i centri sociali a Roma. Non stiamo parlando del movimento per la casa, ma dei centri socio-culturali, i cosiddetti Csoa, acronimo di 'centro sociale occupato autogestito'.  Palazzi, caserme, capannoni: chilometri sottratti al pubblico secondo alcuni, 'restituiti' alla collettività secondo altri. Per un gruppo di persone non sono altro che una forma di 'presidio' permanente della democrazia, mentre, per altri, rappresentano l'espressione dell'illegalità. I proprietari dei beni hanno subito un danno economico, in quanto i luoghi adibiti a centri sociali sono stati ceduti a causa di contenziosi o, per colpa di inutilizzo, sono stati poi gestiti da cooperative sociali che li hanno trasformati in discoteche, centri culturali e pub, ma senza corrispondere il dovuto a nessuno.

Dopo un certo numero di anni che l'edificio non viene utilizzato, gli occupanti riescono addirittura a rivendicarne (secondo le leggi sull'usucapione) la proprietà ed il gioco è fatto. La legge è dalla loro parte da quando ne divengono legittimi proprietari, ed è da quel momento che l'uso per il quale inizialmente era stata predisposta l'occupazione, ossia per scopi sociali, cambia e diviene a fini di lucro, travisandone completamente il senso.

Locali inn della Capitale e famosi concerti dell'Estate Romana tra sporcizia e droghe

I centro sociali ricevono finanziamenti dalle amministrazioni comunali. Quelli più blasonati, di tipo tradizionale, sono il Forte Prenestino a Centocelle (anche il più antico e, dicono, il più grande d'Europa), il Villaggio Globale a Testaccio, la Torre, il Branca e la Maggiolina a Montesacro; tra questi, al Forte si sono sempre tenuti concerti di artisti Pop di rilievo, ancor di più che al Concertone del I° maggio a San Giovanni. Il Circolo degli artisti in via Casilina Vecchia e spazi espositivi come 'Rialto occupato' hanno rappresentato, per anni, un vero e proprio trampolino di lancio per artisti dell'area sinistroide, che finivano addirittura in importanti musei nazionali o manifestazioni, come la Biennale di Venezia: a partire da Pablo Echaurren per finire con gli ultimi artisti stranieri ospitati al MAXXI.

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Stesso dicasi del Teatro Valle, sul quale campeggia una fase di Brecht: "quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere". Sì, sarebbe bello immaginare uno spazio che viene restituito alla collettività. Ci chiediamo, però, se è giusto che questo succeda per merito dell'iniziativa personale di alcuni che probabilmente non pagheranno mai per un'appropriazione che, spesso, solo inizialmente ospita effettivamente iniziative sociali. Inoltre, ci sono numerosi aspetti che vengono completamente tralasciati, come la normativa igienica e della sicurezza, quella sulla circolazione di droghe pesanti e leggere. Per non parlare della concorrenza che tali spazi esercitano nei confronti delle piccole gallerie d'arte private, ormai inesistenti. Insomma, decide solo la politica o è malavita? Non si capisce.

NON POSSIAMO TOLLERARE ZONE FRANCHE DOVE SI VIVE NELL'ILLEGALITÀ

Credo fermamente nel principio che tutto vada regolamentato, che non possano esistere zone franche in cui lo stato e la legge non entrano. So anche che alcuni centri sociali sono molto radicati nella società romana e funzionano come amplificatore di varie espressioni artistiche. Dare ai giovani un luogo in cui si possano esibire è importante, ma deve essere un luogo legale. Per questo si potrebbe ipotizzare un piano di regolamentazione. Tuttavia non possiamo accettare che esistano dei luoghi in cui si vive al di sopra della legge e delle regole, dove magari gli spacciatori possono muoversi indisturbati e dove tutto è concesso. Le occupazioni abusive non saranno tollerate, questo sia ben chiaro.

 

Dall'80, gli csoa sono anche di destra

Poi ci sono gli sgomberi che alla fine, con episodi di violenza, non fanno che peggiorare la situazione e renderla complessa e irrisolvibile.

Viene in mente la caserma Diaz, che venne sgomberata in occasione del G8 di Genova del 2001 e per cui l'Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Così, non solo le compagini che sono collocate decisamente nella sinistra extraparlamentare, ma anche la destra cosiddetta 'sociale' ne rivendica l'uso e la natura. E' il caso di Casa Pound vicino a Stazione Termini, il cui edificio occupato da anni è stato acquisito dalla Giunta Alemanno nell'ultimo anno della sua amministrazione; Casa Montag in via Tiberina, Sezione del Blocco Studentesco, Il cerchio e la croce nell'Aurelio, il Circolo di Casalbertone, Casa d'Italia a Colleverde. Insomma, ormai è passata l'idea che occupare è giusto... oppure qualcosa a Roma non va come dovrebbe. Un problema conosciuto da tutti ma che nessuno intende risolvere. Non bisogna stupirci di questo: siamo a Roma, la capitale d'Italia. #Politica Roma #Cultura Roma