Che Silvio Soldini sia uno dei documentaristi cinematografici più quotati d’Italia lo si sa almeno da 30 anni ma con questo nuovo straordinario lavoro è riuscito a fare molto di più di un semplice documentario. È riuscito ad aprire una finestra sul mondo dei mestieri dell’editoria, sugli artigiani dei libri che realizzano ancora opere preziosissime e uniche, sulla grande bellezza degli oggetti comuni e di ogni giorno ma realizzati con sapienza ed esperienza.

La pellicola di Soldini è una perla d'autore

Un documentario che è soprattutto la storia di due uomini che hanno fatto del loro mestiere anche la loro più grande passione; una filosofia di vita da tramandare e consegnare ai posteri, alle future generazioni, sperando che gli antichi mestieri e le antiche arti possano continuare a essere apprezzate come è giusto che sia.

Il docufilm dura poco più di un’ora ed è una produzione italo-svizzera

L’impressione che si ha una volta terminata la pellicola è quella che non si apprezza abbastanza l’artigianato antico mentre lo si dovrebbe considerare una vera e propria forma di arte a tutti gli effetti. Lo scopo di Silvio Soldini in quest’opera è invece proprio questo. Far conoscere come nascono i libri, come si restaurano, come si costruiscono con tutti quegli affascinanti particolari che sono racchiusi nel carattere, nelle dimensione, nello stile delle stesse lettere.

Alberto Casiraghy, tipografo di Osnago e uno dei protagonisti della pellicola, è un personaggio fuori dal comune che oltre a essere un artigiano di pregio è anche un filosofo, poeta e creatori di aforismi, uno dei quali dà esattamente il titolo al docufilm di Soldini.

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Nella sua bottega si ritrovano appassionati della lettura, amanti dei libri, autori in cerca di ispirazione e di soggetti e tanti altri personaggi che animano e costruiscono l’opera del regista.

Dall’altra parte della frontiera, come in uno specchio riflettente opera e lavora Josef Weiss, grafico e restauratore di libri svizzero. Il suo atelier è considerato dagli addetti ai lavori una sorta di “convento laico”; un posto dove la magia dei libri e dei disegni accoglie e pervade chiunque entri a visitarlo. Il fiume ha sempre ragione è un’opera di grande valore che resterà nelle citazioni della storia del cinema per le sua costruzione filmica essenziale e autoriale e per la poesia che sprigiona da ogni fotogramma. Un ritorno al cinema con i fiocchi dopo le vacanze estive.