Agnese Palermo nasce nel 1984 in Sicilia. Inizia a scrivere per spazzare via l'insoddisfazione con buone dosi di ironia. Dopo la maturità frequenta la facoltà di Economia. Qualche anno fa decide di salire su quel famoso treno che passa una sola volta, si trasferisce a Roma e inizia ad insegnare nelle scuole dell'infanzia. Scopre di essere a suo agio fra i più piccoli, nel ruolo di maestra, lontana dai codici, dai numeri e dai bilanci che non bilanciano mai. Oggi inventa storie per bambini che forse un giorno scriverà.

Sei una delle diciassette donne coautrici di "Il filo di Arianna. Diciassette donne, una storia e un libro da raccontare". Parlaci di come è nata questa esperienza di scrittura collettiva.

Sono una delle diciassette coautrici che hanno partecipato a questo particolare e singolare esperimento di scrittura collettiva.

Come spesso avviene per le cose più belle che ci accadono, tutto è nato per gioco. Un sito che si occupa di Libri (Yabooks) ha lanciato tempo fa un concorso. Scopo dello stesso era quello di scoprire quale famoso libro si celasse, sotto forma di spezzoni incastonati e sapientemente miscelati nei testi, all'interno di alcuni racconti. Il titolo del libro in questione, "Le piccole memorie" di José Saramago, fu presto indovinato ma la voglia di scrivere era ancora tanta. Nacquero così tutti gli altri racconti, ventiquattro in tutto, confluiti ne "Il filo di Arianna" (ed. Cultura e dintorni) che unisce e interseca le memorie di donne provenienti da ogni parte d'Italia.

Sai dirci qualcosa di più sulla figura misteriosa dell'uomo-libro la cui fonte di ispirazione rappresenta il filo conduttore di tutta l'opera?

Fra un racconto è l'altro vi è la figura dell'uomo-libro, sapientemente interpretata da Luca Carbonara, editore e coautore.

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L'uomo-libro da voce all'opera di Saramago, cui tutti i racconti e l'antologia stessa sono ispirati e dedicati. Funge in questa ottica da collante laddove i temi trattati dalle varie scrittrici (pur mantenendo un unico filo conduttore, quello delle memorie e dei ricordi) divergono.

Si tratta di una raccolta di racconti che hanno come filo conduttore i ricordi. In essi sono presenti richiami tratti da "Le piccole memorie" di Josè Saramago scrittore portoghese che vinse il premio Nobel per la letteratura, parlaci meglio di questa raccolta.

Mi piace pensare a questo libro come a un prisma. Ha svariate facce tutte uguali ma esse proiettano ciascuna una luce diversa. Le facce in questo caso sono il filo conduttore del libro, ovvero le reminiscenze, il ricordo, la rievocazione. I riflessi altro non sono che i racconti, i quali muovendo da uno stesso fulcro si diramano fra le tortuose vie della memoria, per forza di cose soggettive e quindi diversificate. Ciascuna delle scrittrici, me compresa, ha dato una personale interpretazione di "memoria", tirando fuori ognuna delle emozioni e delle sensazioni differenti.

La nostalgia, l'ironia, la paura, il rammarico, la speranza. Per esprimerle al meglio alle loro parole si sono miscelate quelle provenienti proprio dal libro di Saramago, uno degli scrittori più arguti e completi del nostro tempo, nonché uno dei miei preferiti. Sono fiera di essere stata, anche se in piccolo, una sua portavoce.

Che progetti hai per il futuro oltre a quello di insegnare?

Bellissima domanda. Una di quelle alle quali sapevo rispondere in maniera pronta da piccola ma che oggi, a trent'anni suonati, mi lascia ancora senza parole. Insegno nelle scuole dell'infanzia della capitale. È un lavoro che mi appaga e mi da tanto ogni giorno. Mi fa tornare a casa con il sorriso e credo che sia tutto lì il senso del sapersi al posto giusto. Non ti nego, però, che vorrei continuare a scrivere, anche se quello della scrittura non è un palcoscenico facile da calcare. Il rischio di scadere in composizioni sterili è sempre dietro l'angolo.