Non avevamo letto il libro di Massimo Gramellini "Fai bei sogni" da cui è stato tratto il film di Marco Bellocchio: non è il nostro genere. Ma la curiosità di vedere come il regista avrebbe trasposto una storia di sentimenti ha avuto il sopravvento. Ebbene, Bellocchio con le immagini d'epoca del bambino Gramellini in una Torino squadrata ed operaia, ricostruisce perfettamente atmosfere, linguaggi e financo oggetti di quel tempo che abbiamo vissuto e che ci ha fatto ricordare.

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La storia è nota: il giornalista de La Stampa di Torino Massimo Gramellini racconta la sua infanzia difficile con una madre che muore quando aveva 38 anni, mentre lui soltanto nove.

Massimino cresce con un'aporia di affetto ed il risultato è la sua anaffettività che sfocia in un cinismo professionale. Il film alterna con il giusto timing i tempi dell'infanzia e della maturità di Gramellini, che nella seconda parte del lungometraggio viene interpretato da un magnifico Valerio Mastandrea.

Una crisi d'ansia è l'occasione per conoscere il medico Elisa - Beatrice Bejo - che gli insegna a lasciarsi andare e gli inietta il germe della diffidenza nei riguardi del presunto infarto fulminante subito dalla madre. Il finale è rivelatorio come una tragedia greca. Bellocchio è uno storico dell'anima, mentre nei suoi precedenti lavori è stato uno storico vero e proprio. La favola dimostra che il dolore - merce difficile da trattare - può anche essere superato con l'autenticità di racconto ed un aiuto esterno.

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Il giornalista Gramellini ha anche utilizzato la sua esperienza di sofferenza mettendola al servizio dei lettori nella sua rubrica "La posta del cuore". Da segnalare anche un cammeo di Fabrizio Gifuni e la magistrale interpretazione di Roberto Herlinzka, nelle vesti di un prof di una Scuola religiosa che fa capire all'adolescente Massimo, che solo partendo da una verità di vita si può arrivare a vivere di nuovo. Pur essendo un film sentimentale, la grazia di Bellocchio evita che diventi un polpettone da soap opera. Questo non è un merito da poco in questo tempo di melassa dei cuori.